TONY RUCOLA

Il lounge all'olio d'oliva

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Non lustro più le scarpe. Forse sei stato troppo tempo in galera, non te l'hanno detto: non lustro più le scarpe!

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sabato, 30 luglio 2005

Ultim'ora: Tony Rucola dj-set ore 1:30 al Buenaventura, sulla Litoranea S. Cataldo-S.Foca prima del Mediterraneo, dopo l'esibizione del gruppo franco-tzigano dei Croque Mule

L'Ultima Parola di: TonyRucola a 21:33 | link | commenti (2) |
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lunedì, 25 luglio 2005

GIOVEDI' 28 LUGLIO 2005

TONY RUCOLA AL VIP AND BEACH, SANTA CATERINA

 

A chi rimpiange le dolci serate a La Terrazza, che andavano in scena sui Bastioni di Otranto nell’estate passata, basta solo cambiare mare, dall’Adriatico allo Ionio, e località, dalla bellezza di Otranto a quella di Santa Caterina. Qui, solamente qui, sarà possibile contemplare il tramonto (o il cielo stellato) e ascoltare le morbide selezioni musicali di Tony Rucola, l’italoamericano originario di Collepasso che ha consacrato la sua vita al Lounge all’olio d’oliva, che vi accompagnerà con una colonna sonora d’altri tempi in un aperitivo lungo che diventa anche un robusto appuntamento pre-serale, dalle 18 alle 2 della notte al Vip and Beach sul lungomare di Santa Caterina, sotto la Torre dell’Alto. L’evento è stato organizzato in collaborazione con la Genco Oil di Brooklyn.

L'Ultima Parola di: TonyRucola a 20:17 | link | commenti (6) |
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venerdì, 22 luglio 2005

Un Mercoledì da Leoni

Mercoledì 27 Luglio

Rocksteady, Ska, Soul, Dancefloor
Feat: Sonic The Tonic - Sgt.Pepe - SkaccoMatto
+ super Special Guest
TONY "JESUS" RUCOLA

LIDO PONTICELLO, S.CATALDO (Affianco alla Darsena, Litoranea Nord)
INGRESSO GRATUITO
info@lidoponticello.it
www.lidoponticello.it

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giovedì, 21 luglio 2005

El Cantar de Tony. Capitolo 4.
27 giugno 2005. Perpignan.

In panchina, nonostante la stanchezza, la voglia di dormire non è tanta, così, alle cinque e mezzo del mattìn, sono già sveglio, e riprendo a trascinare la vespa (che ho provato incidentalmente ad accendere) verso un concessionario - meccanico Piaggio che avevo adocchiato il giorno prima. Sono le sei e mezzo quando mi accorgo che sulla vetrata del concessionario c'è una scritta: Fermè le lundi. È una botta durissima. Ma siccome il motto del viaggio è quello di non disperarsi mai (non vorrei usare l'abusatissimo e fetente e neofascistificante non mollare mai, ma il concetto è quello, stringi i denti alla ricerca del risultato, magari con terreno in pessime condizioni e vento contrario) insomma non mi dispero e cerco e busco il meccanico che farà al caso mio.

Ce n'è solo un altro a Perpifottutagnan, con una scritta MBK in bella vista, una sinistra propensione per gli scooter eee...comunque potrebbe essere un rianimator di vespe anch'ello si solo fusse chiuso lo lunedì puro ello, forse per moda forse per corporativismo deficiente, comunque lo fatto questo è, allora l'ultima speranza sono elettrauti e meccanici d'automobili, i quali se dotati di buona volontà potrebbero anche farmi ripartire, ma dato che li franciosi ci tengono al clichè che li vuole teste di cazzo, non se po' fa'. Ma non finisce qui, penso, mi basterebbe una candela nuova, penso; e dove si trova una bougie d'allumage? Nei ferramenta (quincallerie) o a volte anche nei super/ipermercati. Ma a Perpimerdosagnan c'è una sola quincallerie che vende solo ceramiche e silicone da cesso, e nei supermercati niente si avvicina alla candela, anche solo al cacciavite. Così alle dieci e mezzo, dopo più di quattro ore di pellegrinaggi fallimentari e l'eredità di una notte all'addiaccio, decido che ho bisogno di una stanza d'albergo.

L'Hotel Alexander è su uno dei Boulevard principali, è nuovo e ben tenuto, e 32 euro virgola 76 di tassa di soggiorno per una stanza senza un cazzo (ni toilette ni Tv ni vraie fenetre) è una cifra che posso permettermi. Peccato che la mia stanza si riveli un'infame cella, con un'unica finestra che affaccia internamente sull'ascensore, e un enorme ventilatore da terra che messo alla marcia più bassa spazza inesorabilmente la stanza a guisa di tromba d'aria o tempesta tropicale; per contro la giornata viaggia sui 36 gradi in uno dei luoghi, Perpidannatagnan, più umidi della Francia.

L'Ultima Parola di: TonyRucola a 12:42 | link | commenti (11) |
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lunedì, 18 luglio 2005

El Cantar de Tony. Capitolo 3.
Parte seconda. 26 giugno 2005. Perpignan.

Non ho detto come sono rinculato. Ritrascino la vespa per i boulevard deserti di Perpignan, ormai in cerca di un hotel. Vedo pochissimi spettri che si aggirano in una città fantasma. Intercetto un moderato flusso di esseri umani che mi porta verso il centro storico. Arrivo in Place d'Arago e vedo una scritta polverosa -Hotel Regina- che mi fa sperare. La polvere c'è perchè il Regina è chiuso da due anni. Gli altri, pochi, alberghi di Perpignan sono tutti lontani e chiusi. È l'una. C'è una panchina di recente fattura, in legno spesso, davanti a una serie di zampilli che fanno da fontana postmoderna. Mi siedo, sudato fradicio e stanco ai limiti dell'allucinazione. Mi allucino. Guardo la dolce vita che si svolge davanti a me, questa gente seduta ai tavolini, tranquilla di una tranquillità ancestrale,

Guardo e penso un pensiero debole ma costante: li mortacci loro!: questi francesi che mangiano bevono fumano parlano, ma non a voce alta come gli italiani, non cantano ubriachi come gli inglesi o i tedeschi, non conoscono l'irrequietezza spagnola; vivono il loro film di nicchia, conversano su temi di nicchia in una serata di nicchia in questo cazzo di Perpignan di nicchia. Anch'io sono di nicchia, ho trovato la mia nicchia in questa solida e spaziosa panchina; accosto la vespa alla panchina, prendo la busta dei vestiti che userò come cuscino, con l'asciugamano come coperta, e mentre un vento leggero mi pizzica il naso, io sto ribollendo di sudore dentro al kiway. Nel frattempo la piazza si è svuotata, gli zampilli postmoderni hanno smesso di zampillare, e un tizio con la scritta security è comparso nella panchina accanto, allo stesso tempo rassicurante e minaccioso, insieme al suo pastore tedesco. Deve passare la notte a scoglionarsi e tenere d'occhio i vari esercizi nella piazza. La cosa mi consola. Buonanotte.

L'Ultima Parola di: TonyRucola a 16:10 | link | commenti (11) |
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mercoledì, 13 luglio 2005

El cantar de Tony. Capitolo 3.
26 giugno 2005.

Mi sveglio felice alle 7 pensando e bramando l'arrivo serale a Barcelona. Mi faccio un giro per Arles, prima di lasciarla, ed è un bel giro. Mi aspetta Montpellier, per arrivarci taglierò da Aimargues, senza fare quella preoccupante superstrada della notte prima che porta fino a Nimes (le strade a scorrimento veloce, quando si viaggia a una media di 50 km/h, preoccupano). Il mio unico problema è trovare della benzina, sono quasi in riserva ed è domenica; in Francia i distributori automatici non mancano, ma funzionano tutti con la càrte, la carta di credito; mi piazzo davanti ad un distributore e aspetto Godot;

l'idea è quella di quotarmi con i miei spiccioli sul pieno di un francese qualsiasi, comprare 6 dei suoi 50€ di benzina; la realizzazione sembra più difficile, perchè i francesi non aiutano mai nessuno, forse è scritto da qualche parte nella costituzione: N'aidez pas l'etranger...dopo una rassegna di una decina di stronzissimi galouises, finalmente trovo un'allegra e scalcagnata coppia di cinquantenni in R4 che mi concedono, dietro anticipato pagamento, una quota del loro preziosissimo pieno. È fatta. Alle 9 mi fermo a Lunel davanti a una boulangerie, e mi ricordo che non mangio dalla mattina del giorno prima, inghiotto una baguette senza masticarla e poi mi concedo un pain au chocolait, un dessert che i 40 gradi mi sconsiglierebbero. Riparto. Supero, senza entrarci, Montpellier e Pezenas; a Beziers entro appena, giusto per comprarmi una bottiglia d'acqua e riempire il serbatoio d'essence. Stessa cosa a Narbonne.


Sono le 13, e dopo Perpignan, l'ultima città, mi aspetta la Spagna. Alle 14, dopo 6 ore di viaggio, mi fermo a una cinquantina di Km da Perpignan: c'è un praticello in discesa che funge da sdraio, e un pino che fa da ombrellone; al posto del rumore delle onde, quello delle macchine, e tutto questo per mezz'ora mi fa prendere il posto di Dio, anzi Budda che è ancora più rilassato. Mi rialzo, riparto. Verso le 16, mancheranno una quindicina di km a Perpignan, sento un piccolo scoppio e un rumore di motore aperto come se fosse saltato il silenziatore della marmitta. Non è la marmitta. È saltata la candela, come un tappo di champagne. Poco male, penso che sarà stato per il troppo calore, aspetto che il motore si raffreddi e metto una delle 2 candele di riserva. Funziona, riparto. Altri 5-6 km, e salta la seconda candela. Non mi scoraggio, penso che devo solo aspettare di più e così faccio. Dopo un'ora, avvito la terza candela, ma la vespa ne s'allume pas.

Inizia il calvario: sui 10 km della tangenziale di Perpignan, mi sfianco in corse furiose per tentare di rianimare il cadavere con una spinta, che il passato mi ha insegnato dover essere fortissima; ogni discesa o rampa sembra buona, ma ogni volta è solo una pesante e sudata risalita senza alcun risultato. Anzi un risultato c'è: sto per morire disidratato. Quando alle 19 finalmente arrivo sui boulevard deserti di Perpignan, mi faccio dare prima una bottiglietta d'acqua di rubinetto da una fioraia, poi una bottiglietta di Evian da un fast food orientale -ho il nome impresso nelle caverne del cervello: Le Duc Thai-, poi termino il tour in una pizzeria italiana dove mi faccio riempire una bottiglia grande con acqua corrente. Passa il tempo, il sole cala, e dopo una disperata manutenzione la vespa si riaccende, ma non sale su di giri, sembra prendermi per il culo, io che col sangue agli occhi sono pronto a farmi la notte in strada pur di arrivare a Barcelona. Così è. Mi prende per il culo, e lo fa per un'ora e mezzo, finché non si spegne del tutto e nessuna preghiera riesce a farla riaccendere. È mezzanotte, e dopo essere arrivato all'uscita di Perpignan, seguendo il miraggio del cartello Barcelone, mi tocca rinculare in questa già odiata e vuota cittadina...

Arles - Perpignan.

L'Ultima Parola di: TonyRucola a 19:15 | link | commenti (8) |
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martedì, 12 luglio 2005

El Cantar de Tony. Capitolo 2.
25 Giugno 2005. Arma di Taggia - Arles.


Il giorno del granturismo inizia alle 7 del mattìn. Alle 8 sono in strada, passo Sanremo, mi rinfranco con una colazione a Bordighera. Alle 10 sono a Ventimiglia, alle 10.20 ho passato la frontiera senza alcun intoppo; davanti a me, Menton/Mentone inizia a suggerirmi una serie di confronti: Ventimiglia/Menton, Sanremo/Montecarlo, Imperia/Nice,  Alassio/Saint Raphael...e la conclusione è che la riviera di Ponente crea delle aspettative che la Côte D'Azur realizza. Ma mettiamo da parte quest'interpretazione figurale della litoranea liguro-savoiarda, e continuiamo sull'arzigogolata strada costiera che mi sono scelto, che sottolinea tutte le irregolarità delle Alpi Marittime (Ci sono tre livelli: il più alto è riservato all'autostrada, quello di mezzo alla statale, quello più in basso alla litoranea) ed entra in Montecarlo, Nice, Cannes etc...Dicevamo: verso le 11 sono al Port Vieux di Montecarlo, percorro le strade del GranPremio, passo sotto al Casinò, mi concedo una caduta -in gergo
tecnico una scivolata- nei pressi dello Stade Saint-Louis, poi proseguo per Nice/Nizza, dove attraverso La Promenade des Anglais e giro intorno al monumento a Garibaldi. Arrivato a Cannes, scarrozzo per la Croisette, e vedo da lontano il Lido
.

A Saint-Raphael, dopo kilometri di incredibili colpi d'occhio, giro verso l'interno, rinunciando alle tentazioni di Saint-Tropez. Davanti a me, si aprono le campagne della Provenza, alla mia sinistra, minaccioso, il Massif des Maures; passo Le Luc e Brignoles, e dopo che un gruppo di ragazzini in scooter mi segue per mezz'ora osservandomi come se fossi un panda su un triciclo, mi accorgo che sto proseguendo dritto per Aix-En-Provence, perdendomi così Marseille...decido di allungare un centinaio di km per non ignorare la città più importante fra Genova e Barcellona...e...ne vale la pena: in tangenziale, mi accolgono marmitte arroganti, avambracci dallo sportello sporgenti, e palazzoni inquietanti; poi, arrivato quasi al mare, mi compare di lato lo storico Stade Velodrome, l'arena dell'OM, l'Olimpique Marseille; una volta sulla platge, a oriente rispetto al cuore della città, guardo donne col velo nero -potrei essere ad Algeri- e guardo il sole che tramonta dall'altra parte di Marseille, dietro la città. Non ho parole. Continuo.

Dopo aver visto e riconosciuto nella mia piccola vita le facce da porto, diverse solo per lievi sfumature dalle facce da galera, adesso ne vedo la sublimazione: le facce da Marseille. Sono volti che si portano dietro 3 o 4 vite già vissute, molti luoghi, molte origini, molti approdi. Nel mio cammino, -intanto sono sempre sulla vespa a camminare- rallentato dal traffico e dalla curiosità, guardo distese di tavolini popolate dalla più varia umanità; cerco di captare la musica delle loro parlate, sembra simile a quella che mi accompagna, da quando sono sfociato su Sestri Levante, lungo tutta la Liguria e la Côte d'Azur. Il Centro di Marseille di sabato sera sembra il centro della vita di tutto il Mediterraneo, pulsa pulsa pulsa, ma io devo andare e, quasi per fatalità, mi perdo un po'. Dopo una mezz'ora, ritrovo la strada per il terrificante paesaggio di periferia dell'Estac, l'ultimo quartiere a occidente di Marseille. Dall'Estac inizio a salire fino a trovarmi sotto i grandi archi di quello che forse è un acquedotto, in un punto dal quale si vede tutta Marseille e dove tutta la gioventù del loco si riunisce, macchina a bordo strada e bottiglia stappata, a preparare la nuit. Mi aspettano 30 freddi km in mezzo a una foresta, e per il freddo sto per fermarmi in un motel, ma la stanza mi viene negata.


Così, mi tocca arrancare fino a Martigues, un anonimo paesino a 40 km da Marseille dove è di scena una sorta di festa con tanto di giostre e discomusic. La caratteristica più diabolica di Martigues è l'enorme, sproporzionato fascio di strade da cui è avvolto e in cui mi perdo. Passa un'ora, e il meglio che riesco a fare è prendere un'autostrada a 3 corsie che vuole riportarmi a Marseille. È un incubo dal quale esco con scelte al limite del codice penale, che mi riportano sulla retta via per Arles, una superstrada a 2 corsie che attraversa per 60 km il bacino del Rodano, la zona più inquinata del sud della Francia. A rischiarare la notte ci pensano enormi fuochi che spuntano da ciminiere lontane. Sono atterrito, mi sento come quando ero piccolo e vedevo l'Italsider, o la centrale di Cerano, dal finestrino della macchina. Gli occhi impauriti di una lepre brillano ai margini della strada. Nelle narici è forte l'odore delle raffinerie, e fa freddo, insomma: sto passando i cazzi.

Quando esco da questo carcere di superstrada ed entro ad Arles, sento odore di salvezza. Nella cittadina medievale, c'è il solito francese spettacolo della vita nei tavolini all'aperto, anche se non è Marseille. È un tranquillo sabato da entroterra. Entro per una delle porte della città vecchia, e vedo tutto chiuso; vado avanti e vedo una tavola sontuosamente imbandita in un ristorante: sono quei regali che si fanno i gestori a fine serata, e questa è una famiglia che gestisce un hotel-restaurant; il capo baffuto trova una camera per me, 30 virgola 30 euro per parcheggiare l'esausta vespa in mezzo ai tavoli e riposarmi le sudate chiappe in una stanza matrimoniale avec douche. È l'una e trenta e mi sento il re del mondo. L'indomani mi aspettano 450 km di strade pianeggianti e senza particolari posti da vedere. 450 km da farsi tuttunfiato per raggiungere la noche de Barcelona...



La frontiera franco-italiana
Sopra Sauf Regulation c'è scritto: MONTE-CARLO...

Lo Stade Velodrome di Marseille

L'Ultima Parola di: TonyRucola a 13:35 | link | commenti (8) |
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lunedì, 11 luglio 2005

Lunedì 11 Luglio 2005
Il Punto, Via S. Rocco 1/g
19:30 - 23:00

Tony Rucola dj-set
Di ritorno dalle lande occitane
un'ultima incursione
nell'estate bolognese

L'Ultima Parola di: TonyRucola a 12:35 | link | commenti (4) |
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domenica, 10 luglio 2005


L'Ultima Parola di: TonyRucola a 15:57 | link | commenti (2) |
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El Cantar de Tony - Capitolo 1
24 giugno 2005. Bologna - Arma di Taggia.


Alle 6 la sveglia, dopo non aver molto dormito. Tutto è pronto. Nello zaino qualche vestito, un asciugamano, spazzolino & co., uno sciroppo per la tosse non ancora passata, l'olio Castrol TTS, un quaderno e un'agenda, un piccolo dizionario di francese. Nella borsa a tracolla 2 macchine fotografiche, i documenti, i soldi, 2 arance 1 banana e 1 pesca e 1 coltello da cucina. Last but not least, una mappa dell'Emilia romagna (che si estende fino a parte della Liguria), una della Côte D'Azur e una della Costa Brava, e infine i percorsi scaricati dal sito della Michelin. A completare, una ruota di scorta con camera d'aria, legata con un tirante al manubrio, e 2 buste con quasi ogni tipo di attrezzo, sistemate dentro al portapacchi e sotto la sella. Alle 7.33, una foto per la partenza; alle 7.57 una foto all'uscita da bologna, ingresso per la statale 9 - La Via Emilia -; alle 8.40, la scritta Modena; alle 10.30, il centro di Parma. Da qui prendo la statale della Cisa, che porta a La Spezia, e la seguo fino a Fornovo di Taro, dove cambio per la statale 523, che costeggiando il fiume Taro porta fino a Sestri Levante.

Alle 13.30, dopo mezz'ora di salite e tornanti, sono sul Passo delle CentoCroci, a 1055 slm, che è anche il confine fra Emilia e Liguria. La Liguria si presenta con sole, vacche e vegetazione mediterranea. È solo l'antipasto. Alle 14.40 sono sul lungomare di Sestri Levante; ritrovo l'Aurelia, la mitica statale 1 del Sorpasso che collega Piazza San Pietro con Ventimiglia; passo Chiavari, Rapallo, il promontorio di Portofino e alle 16.50 sono davanti all'ingresso di Genova. Attraverso e ammiro La Superba fino a Voltri, l'ultimo quartiere, dove faccio la prima vera sosta dall'inizio del viaggio e ce ne sono tutti i motivi: una piazzetta con panchine (la panchina, quando accompagnata da fontanella, è l'Eden) dove i vecchietti autoctoni si mischiano con facce da porto e sudamericani, e un supermercato Pam. Mi ristoro con focaccia ligure e mi distendo con una bottiglia da 50 cl di Warsteiner. Riparto. Passo Savona, non bella. Le mille insenature della Riviera di Ponente si aprono davanti a me ad un ritmo di 10 km. Dietro ogni pizzo, una bella sorpresa.

Alle 21 sono sopra Alassio. Alle 22 è buio ed entro a Imperia, una bella città lontana 1200 km dalla mia: un altro mondo, dove però potrei avere un appoggio per dormire. Passa mezz'ora. Nessuna notizia dal cellulare. Riparto verso Bordighera, al confine, dove qualcuno potrebbe ospitarmi. Alle 23 sono ad Arma Di Taggia, 4 km prima di Sanremo, circa 30 dal confine. Vedo una scritta Capo Verde, è un albergo a 2 stelle, ho la salvifica curiosità di andare a vedere quanto mi costerebbe dormirci. Dentro, soprattutto anziani dalle vacanze lunghe e una signora bionda, la proprietaria, che mi chiede 30€ per una camera con doccia e Tv. Dopo un inutile giro del paese, torno dalla bionda signora Capoverde, che mi accoglie con uno sconto materno di 5€, poi, quando ricopia i dati della mia patente, vede che è nata il mio stesso giorno, il 3 luglio, esattamente 40 anni prima di me, allora, per comunione cancerina, il prezzo di questa prima notte sarà di 20€...sono le 23.30, dopo 16 ore di viaggio ho messo tra me e la partenza 420 km, e a Barcelona ne mancano circa 800...






L'Ultima Parola di: TonyRucola a 15:10 | link | commenti (6) |
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venerdì, 08 luglio 2005

ore 19.56 del 7 luglio 2005:
Tony rientra alla base
era partito alle 7.33 del 24 giugno 2005 

L'Ultima Parola di: TonyRucola a 18:28 | link | commenti (4) |
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martedì, 05 luglio 2005

TONY RUCOLA PREPARA IL RIMPATRIO

L'Ultima Parola di: TonyRucola a 11:22 | link | commenti (3) |
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