Andate sotto e rallegratevi:
La Postilla al Capitolo 5 del Cantar De Tony
è stata aggiornata
20 ottobre 2005
21-23.30

Tony Rucola Dj-set
Al Sushi Bar
presso il consolato nipponico
a Bologna
El Cantar de Tony - Capitolo 5.
Parte seconda. 28 giugno 2005.
Le Boulou...Barcelona!
Dove sono? Sono seduto su una panchina nel "centro" di Le Boulou, l'ultimo villaggio della Catalogna francese prima della frontiera. La frontiera è un sogno a 6 km di distanza. Pippo Inzaghi sogna di rientrare dall'infortunio prima di 6 mesi. Crespo vuole rimanere in Italia. Io vorrei arrivare in Spagna. L'Inter quest'anno vuole fare il salto di qualità. Nel calciomercato non succede un cazzo. Nei tribunali un casino. Sto per affrontare la pagina dell'ippica, quando vengo interrotto nella mia rosea lettura da un accento del nord-ovest - Italiaano?- mi viene chiesto da un uomo bassetto e baffuto, dal volto molto simile a quello di Giancarlo Fusco, che appare come un Mario Bros fuor di schermo, un metalmeccanico fuor di fabbrica, un carrozziere fuor d'officina.
Si chiama Dante, ha 52 anni, è originario di Alessandria e ha una figlia della mia età. Si siede accanto a me sulla panchina e ha un gran bisogno di parlare. A me l'idea di parlare un po' con Dante nella lingua di Dante non mi dispiace affatto, che le ultime parole buone le ho spese per l'albergatrice cancerina ad Arma di Taggia 85 ore prima: in tutto questo tempo solo silenzio, rombo di vespa, pensieri e brevi e dialoghi utilitari in pastiche francais. Qualcosa mi frena e mi ipnotizza però: sono i tatuaggi all'inchiostro di china made in jail che popolano le braccia del mio compatriota; chi ha letto Bunker sa in quale tipo di villeggiatura ci si fa quei segni sul corpo. Così penso -date a un paranoico qualche giorno di solitudine in un paese straniero e poi state a guardare- che il tatuato mi voglia parlare per fregare. Ci metto mezz'ora per rilassarmi e apprezzare questo portento romanzesco che ho trovato a Le Boulou. C'è già la figura dell'emigrante. Aggiungi: un italiano emigrato in Francia, un topos. Ancora: un italiano baffuto emigrato in Francia. Di più: un italiano baffuto ex-galeotto ed emigrato in Francia. Uno che parla in una lingua ibrida, che dice carta blu per dire bancomat, baghetta per panino, portatile per cellulare, pressione per birra alla spina. Uno che ha girato il mondo in lambretta e in moto.
E per questo sa che la candela poteva saltare da un momento all'altro, se l'alloggiamento era sfilettato; per questo sa che non devo andare troppo piano, altrimenti il motore si riscalda perchè il raffreddamento è...ad aria, quindi più veloce vai più la ventola gira più aria arriva al motore. Uno che a 16 anni andava a rifornirsi di Rolex e gioielli patacca -un tanto al kilo- in via Dal Prè a Genova, per poi rivenderli in tutto il Piemonte. E per questo sa che il "diamante" che mi aveva mostrato il vecchio zingaro il giorno prima era duralite, che incide il vetro come il diamante. Uno che sa i nomi e le varietà di tutte le piante, e la posizione di tutte le fontanelle pubbliche di Le Boulou. Uno che sale su un camion, un camion che arriva all'improvviso con a bordo una brutta grinta, e mi saluta -salutami l'Italia- senza che io riesca a fargli una foto, a Dante.
Ho un'oretta per digerire l'incontro, dopo vo speranzoso verso l'olivastro meccanico. Ha messo la sua boccola nuova, adesso la sta filettando con la clef speciale che pria non aveva. È un bravo guaglione, e a fine lavoro mi chiede 20 euro; gliene dò 15, perchè poco dall'arresto a Perpignan mi è rimasto. 14.45: La vespa riparte, e io inizio a risentir le trombe d'oro, le palpitazioni in un perfetto sincrono fra il pistone y el mi corazon, e mi allontano da Le Boulou, 6-7 kilometri di nuvole e montagne prima della frontiera. Alla dogana passo ignorato, ma mi fermo perchè c'è il cartello ESPANA che mi da i brividi e voglio documentare voglio fotografare. Naturalmente la digitale ha le batterie scariche, così devo puntare sull'analogico; chiedo aiuto a due tizi con le pettorine catarifrangenti, che si chiamano Luis e Philippe e sono i miei primi fan: mi avevano già visto mentre scattavo una foto a Le Boulou e non possono credere che io sia arrivato dall'Italia fin qui con un Piagio, come dicono loro, che di mestiere contano le macchine che transitano per la frontiera con uno speciale apparecchio.
Sempre più commosso affronto la Spagna, con l'altipiano che prestissimo si addolcisce, il sole che esce dalle nuvole e inizia a spaccare, le statali che sono pure troppo ben messe per i miei 50 all'ora. Mi bolle la cabeza, la vespa scotta anche di più, così mi fermo in una estaciò de gasolina per rinfrancarmi; la benzina costa meno, le cose costano meno, così mi posso permettere un tramezzino al salmone e un Estrella Damm da 33cl, mentre la Xibeca da litro mi fa l'occhiolino dal banco frigo, ma devo coprire altri 180 km in vespa e non posso rilassarmi cotanto. Arriva il cartello Girona e come al solito la mia voglia di arrivare mi fa percorrere tutta la tangenziale e passare oltre. Stringo i denti, salgo di nuovo di qualche centinaio di metri sul livello del mare, e ad un certo punto, in mezzo a un parco naturale, vedo il cartello Provincia de Barcelona e mi sento stringere lo stomaco. Sono le 18.30 circa.
Un'ora dopo ho un altro momento di commozione quando rivedo il mare e mi trovo all'inizio della litoranea di 60 km che porta a Barcelona. Da lontano, la vista di Barcelona non ha nulla di romantico, si vedono grosse ciminiere, grattacieli, casino; poi non c'è cesura fra la metropoli e il resto del paesaggio, dall'inizio della litoranea in poi tutto è città. Cambiano i nomi: Arenys de Mar, Matarò, Badalona, poi, 10 km prima dell'arrivo, mi tocca prendere una tangenziale a 3 corsie per senso di marcia, e non c'è un cartello Barcelona -un cartello sul quale fantasticavo da mesi- si arriva direttamente sulla Gran Via De Les Corts Catalanes, una via che insieme all'Avinguda Diagonal, taglia in due la città. Inutile dire che il traffico mostruoso del motore economico della Spagna mi sbalordisce. Sono emozionato e orientarsi è difficile; mi fermo e consulto la mia mappa scaricata da ViaMichelin: dice di girare in un fantomatico Carrer De Padilla; io penso di aver fatto troppa strada e dopo un semaforo abbozzo un'inversione di marcia; non noto che dietro un furgone bianco c'è un sicario della Guardia Urbana...
Signore e Signori...ecco a voi...
Giancarlo Fusco!
È ufficiale:
CATTURATO TONY RUCOLA
è tenuto in ostaggio da una banda di pubblicisti
individuato il covo, sarebbe la sede
dell'ex agenzia Stefani
Dio c'è - soprattutto quando ripristina gli schemi - e in meno di una settimana la squadra già gira - Dio non c'è - quando non ci fa vedere l'eclisse anulare - quando non ci fa vedere la fine del grande raccordo anulare - Dio c'è - quando Chiambretti non c'è - e Lubamba balla - Dio non c'è - quando a Studio Aperto fanno la scaletta - dei fatti del giorno - e degli strafatti della settimana - Dio c'è - quando nonostante la pioggia - le puntine si bagnano - ma la vespa se ne fotte - e si accende - Dio non c'è - soprattutto quando si tratta di parlare - col padrone di casa - nei libri di Dickens: il fittavolo