TONY RUCOLA

Il lounge all'olio d'oliva

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Utente: TonyRucola
Non lustro più le scarpe. Forse sei stato troppo tempo in galera, non te l'hanno detto: non lustro più le scarpe!

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giovedì, 31 agosto 2006

Dis-adottati

Tre maghrebini a Milano. Il primo, ieri, camminava sul terzo piano di un'impalcatura, reggendo sulle spalle un pezzo portante dell'impalcatura stessa. Dal lato della strada, nessuna protezione: sotto di lui, dieci metri. Nessun gancio dietro la schiena, neanche il caschetto, niente. Solo la canotta, le palle girate, l'abbronzatura da fatica agostana. Sulle lamiere si agitano e bestemmiano altri maghrebini. In strada l'unico italiano, probabilmente il capo, parla al cellulare. Stanno restaurando la facciata di un palazzo ottocentesco in via Casale, traversa di Ripa di Porta Ticinese, navigli di Milano.

Il secondo e il terzo salgono oggi sul tram, linea 2, ore 10.40. Siedono di fronte a me, in camicia tutti e due, uno un po' più anziano dell'altro, e calvo, e coi baffoni. La cosa che mi colpisce è che il baffone ha con sè una copia fresca del "Giornale". L'altro invece ha un quotidiano scritto in arabo. Qui, dopo un po' di esitazione, entra in gioco una signora, seduta accanto a me: corpulenta, alta, capelli vagamente rossicci, forse biondi, carnagione rosa-nord, ruota lo sguardo a 90° gradi, partendo dagli scandalosi nordafricani per finire con me. Che roba, sembra dirmi coi suoi occhi allucinati. I maghrebini capiscono di essere oggetto di una qualche malevola attenzione, ma continuano nella loro conversazione.

 A un tratto, però, la signora parla confusamente: "Il catalano...lo parlano solo in una regione della Spagna, e in una zona della Sardegna...la lingua è importante, non so come si dice nell'Islam...". Il baffone, sorpreso e preoccupato, chiede alla signora dove sia il problema, chiedendosi se in qualche modo gli viene contestato il fatto di permettersi di parlare col suo compare nella sua lingua madre. "Tranquillo, non so come si dice in Islam tranquillo, tranquillo", replica la signora.

E' una pazza fottuta, allattata a pane e xenofobia. Io e il baffone ci scambiamo uno sguardo d'intesa: vorrei dirgli che non siamo tutti così bruciati in Italia, ma forse baffone, anche se legge "il Giornale", lo sa. La pazza scende dal tram, convita di aver rilevato delle incongruenze pazzasche, che gli altri non possono capire, che scandalo quella lingua araba.

Con questo non voglio darmi a denunce, all'antirazzismo, al politically correct.
Ma se i tre maghrebini scendono dall'impalcatura e dal tram
e ci ammazzano tutti, il movente ce l'hanno. E questo è un problema, nostro.

 

L'Ultima Parola di: TonyRucola a 13:24 | link | commenti (10) |
mirucola a milano

martedì, 29 agosto 2006

Si chiama Bar Peppuccio

Si chiama Bar La Darsena, ma tutti preferiscono chiamarlo Bar Peppuccio, come Peppuccio Farina, che lo ha preso in gestione dal 1984. È il bar in Viale Gorizia a Milano, che frequento da lunedì 21 agosto. Da allora ho saltato solo un giorno: domenica. Ho gradualmente acquisito fiducia e informazioni.

Ieri, solenne presentazioni con Peppuccio: "Ma tu come (cazzo) ti chiami?", mi ha chiesto, alla settima volta che vedeva la mia faccia. Bonus a pioggia, ieri: patatine, uva su letto di ghiaccio per la mia bella, ancora bacio (perugina) per lei al momento del pagamento e coppetta di birra extra per me. Venerdì e Sabato, dopo aver provato il Bloody Mary (ottimo) e il Nuvola Rossa (variante rinforzata del Negroni), avevo guadagnato come extra un chupito di brandy. A Marco, il barman, dovrebbero fargli un monumento. Quest'appuntamento quotidiano con questa milano jazz mi rilassa. Peppuccio è nato a Palermo.

L'Ultima Parola di: TonyRucola a 15:10 | link | commenti (10) |
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Faccio la gavetta

Oggi ritorno nel mondo della gavetta. Ore 13.30, giardini "Indro Montanelli", Milano. Un italoamericano apre a fatica una vaschetta Giostyle: dentro troverà riso e zucchine cucinati la sera prima. La cosa lo eccita.

 

L'Ultima Parola di: TonyRucola a 14:57 | link | commenti (3) |
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venerdì, 25 agosto 2006

Rimasti qua a Milano

Milano, terza settimana e mezzo di agosto. La città se ne frega, è altrove. Al momento anche i tram e le linee della metro assecondano una diffusa, insolita pigrizia, e passano con frequenze gattopardesche, sornione. Penso che le cose vadano molto meglio così, con una quantità moderata di persone nei punti abitualmente affollati, e nessuno dove quasi sempre c'è qualcuno.

I navigli sono carichi di dolcezza. Chi è seduto nei locali, appena tornato dalle vacanze, fa finta che non sia successo niente. Atmosfera di villeggiatura, molle, in Ripa di Porta Ticinese, dove anche il panzerotto è un brand, dove ogni inezia è un'inezia pensata, studiata, marketizzabile. Il Big Pig, un locale rosa con tavole e sedie a forma di porcellino, è vuoto.

Sempre pieno invece il bar tabacchi gestito dai fratelli Sagresti, in Viale Gorizia, l'unico posto frutto di strategie di posizionamento abbastanza semplici: cioè un bar col bancone, schietto, un cartello con i prezzi ancora in lire, pubblicità anni '70 (simpatiche caricature a olio su pezzi legno) di panini e cocktail, dal boscaiolo al bloody mary.

Dietro al banco di marmo c'è la classica coppia, oliata a perfezione. Uno, certosino, si occupa del bar; l'altro, esuberante, intrattiene i clienti. Si respira aria jazz, si sente musica jazz, suono pulito che viene fuori da 6 casse ben posizionale in un locale lungo, stretto, e con un tetto di legno a cassettoni. L'esuberante suonava la batteria. Quando il pezzo gli piace, prende le bacchette e percuote il marmo. Ha i baffoni. Da quattro giorni sono a milano, da quattro giorni passo verso le 22 da questo bar tabacchi. 4,50€ per una pinta alla spina, da 2 a 3,50€ per una birra in bottiglia. Cioccolatino in omaggio per tutte le donne.

L'Ultima Parola di: TonyRucola a 17:03 | link | commenti (3) |
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domenica, 20 agosto 2006

Resti di un'estate lampo
Queste otto sono una parziale fotografia di questi sette giorni di salento che hanno ritemprato Rucola prima dell'assalto alla Madonnina. Le prime tre sono dell'aperitivo musicale offerto dalla Genco oil al Cotriero, un bel posto messo su nei pressi di lido pizzo a Gallipoli, il pomeriggio di ferragosto. Le altre cinque sono pezzi dell'inebriante nottata -danzante e all'olio d'oliva - del 14 al Buenaventura. Presto posterò qualche immagine del last night show del 18. Forza Gesù.

L'Ultima Parola di: TonyRucola a 15:35 | link | commenti (5) |
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L'Ultima Parola di: TonyRucola a 15:32 | link | commenti (2) |
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L'Ultima Parola di: TonyRucola a 15:30 | link | commenti |
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L'Ultima Parola di: TonyRucola a 15:18 | link | commenti |
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L'Ultima Parola di: TonyRucola a 14:56 | link | commenti |
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L'Ultima Parola di: TonyRucola a 14:47 | link | commenti |
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L'Ultima Parola di: TonyRucola a 14:43 | link | commenti (1) |
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mercoledì, 09 agosto 2006



Ritorna questa sera al Buenaventura, sulla litoranea S. Cataldo - S. Foca,
il selecter italoamericano Tony Rucola, per un Ferragosto
all'insegna del lounge all'olio d'oliva. Nella romantica cornice
di questa balera sulla spiaggia, Rucola si esibirà senza risparmio
nel meglio del suo repertorio. Atmosfere da film, revival dai '50 agli '80,
e spruzzate di elettronica condiscono le performance
di questo artista di stazza internazionale.  A partire dalle 22.30,
autoctoni e forestieri sono invitati a godersi il bis
di una notte che dall'anno scorso è rimasta nella memoria di tutti.

L'Ultima Parola di: TonyRucola a 13:02 | link | commenti (5) |
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mercoledì, 02 agosto 2006

El Cantar de Tony. Capitolo 8.
7 Luglio 2005. Recco - Bologna.


Alle 6 del mattino sono in giro per Recco. Bar, caffè, Gazzetta dello Sport.
Alle 7.30, orario d'apertura, sono davanti alla saracinesca di Tassara, il pranoterapeuta per api e vespe, universalmente riconosciuto da tutta la cittadinanza. Lui mi vede, e mi spiega che è alle prese con una serie di api da sistemare per collaudi imminenti; il mio biroccio si può riparare, ma nel giro di una settimana. Vacillo. Accuso. Non mi sento bene. Tassara se ne accorge, mi dice che ho un'ultima speranza: si chiama Lucio. Moto Lucio ha un'officina nascosta nelle viscere della zona popolare di Recco.
Tutti lo conoscono. Scendo in un garage, e me lo ritrovo davanti:
è un diavoletto sulla sessantina,
tonico come ogni meccanico che si rispetti, pochi capelli bianchi,
sguardo penetrante, pizzetto. L'impatto è duro: anche lui dice
che c'ha da fare e che non può aiutarmi.
Poi cede un po'. Sono sempre io a mettere le mani sulla vespa,
ma lui mi guida col joystick.

Scopro una serie di cose: la boccola, sostituita dal prode meccanico della frontiera franco-spagnola, si è saldata con la candela. Il risultato è che la candela non può più essere sostituita. Bisogna cambiare la testata. Smontiamo. Ho sempre creduto di avere un motore Polini, invece ho un gruppo 75 della DR. Lucio mi spiega che è per questo che il motore è durato tanto. Direzione Ricambi, sono dei geni, dice, e lui ha collaborato con loro, dice; o forse con la Pinasco, cioè la marca della testata che trova in una cassetta piena di pezzi di ricambio. Lucio ormai è pienamente operativo, si è appassionato. Mi parla dei suoi viaggi in moto fino in Marocco. Sa lo spagnolo, qualche parola di arabo. Con me parla italiano con accento ligure, all'inizio. Poi, si scioglie e parla in romanaccio. Alla fine si lascia andare al foggiano, il dialetto di casa sua.
Un uomo a strati, come tutti quelli che si muovono, col corpo, con la mente.

Intanto la testata è montata, ma non basta ancora. Pulita al carburatore. Cambio delle puntine. Ecco finalmente. Le puntine. Erano loro le troie che mi avevano fregato. Alle 11, dopo tre ore sudate nella cantina, nella grotta del diavolo-Lucio, si sente un ruggito marca Piaggio. Sono troppo felice. Lucio poi mi chiede solo 20 euro. 200, se  ne meritava, ma va bene così. Mi prendo un caffè dai miei amici della notte prima, saluto Recco. Riparto. Ripartire. A Portofino faccio telefonate a cuore pieno e aperto. Alle 12.30 sono a Sestri Levante, guardo a sinistra, nella direzione dei monti, e vedo nubi molto grosse accumularsi. Faccio il pieno, e c'è un'altra cosa che mi preoccupa: la vespa ogni tanto fa un po' di "vuoto", cioè per istanti si interrompe il suono del motore. Così, giusto per non farmi annoiare. Quando prendo la statale delle Cento Croci (quale malaugurio!), capisco che sto andando verso un temporale, come se non bastasse il fatto che sto per affrontare un tratto che all'andata si è rivelato il più impervio di tutti i 1300 km del viaggio.

A S. Pietro Vara, dopo 20 km di salite, ho l'intenzione di fermarmi. Arrivano gocce di pioggia, entro in un bar-trattoria: si girano tutti gli autoctoni, ostili come sanno essere ostili nei paesini. Decido che non è aria, impaziente di affrontare il peggio. E il peggio arriva: 30 km, 1 ora e mezza, sotto uno scroscio continuo d'acqua, tuoni e fulmini, alberi spezzati, salite impossibili su un fondo stradale che è diventato letto di un fiume; pensando, ad ogni momento, che potrei morire, fermarmi per l'acqua nelle puntine, lasciare per sempre la vespa in una strada dal nome carognoso: in quest'ordine, crescente, di gravità. Quando verso le 14.30 sono sui 1055 metri del Passo delle Cento Croci, penso di avercela fatta, perchè inizia il tratto in discesa. Invece, ancora un'ora e 30 km di pioggia, con l'acqua che ormai mi ha infradiciato tutto, testa, tronco (nonostante il k-way), borsa a tracolla (con i miei preziosissimi quaderni), gambe, piedi, zaino.

Arrivo comunque in pianura, la vespa mi tiene in uno stato d'allerta, ma il peggio è passato, il cielo si apre, e quando lascio la statale della Cisa per la Via Emilia, quando attraverso Parma, sono quasi asciutto, tanto è il tempo e il caldo. La altrimenti detta statale 9 è la solita noiosissima strada. Tra l'altro è parecchio complicato, con un cinquantino, liberarsi di Parma, Reggio Emilia, Modena: le tangenziali mi sono vietate. Prima di Modena la vespa si spegne, ma, una volta tanto, è solo entrata in riserva. Quando finalmente ho Modena alle spalle, provo l'ormai consueta stretta allo stomaco: ripenso a 15 giorni prima, all'enorme emozione che provavo dopo aver finito i primi 50 km di questa folle spedizione. Le colonne d'Ercole. Il tempo e lo spazio si dilatano, Bologna sembra non arrivare mai, la vespa sembra sempre sul punto di fermarsi definitivamente.
Così, provate a immaginarvi l'eplosione,
le cariche di tritolo che mi facevano vibrare,
alla vista del cartello BOLOGNA: questa foto digitale,
che porta marcato dentro sè 19:58  7/7/2005



l'ho fatta appoggiando la macchinetta su una delle agende
che mi ero portato, ai margini di una strada dove il traffico impazzava,
e forse qualcuno si chiedeva chi era quel pazzo
che saltava di gioia davanti a un cartello, chi era quel pazzo
che si rimetteva quasi in lacrime in sella a una vespa semidistrutta,
schizzando nella città come un surfer
che cavalca un maremoto d'allegria.



L'Ultima Parola di: TonyRucola a 15:10 | link | commenti (10) |
in vespa da bologna a barcellona

martedì, 01 agosto 2006

Mamma, che ne dici di un
simpatico hooligano?

«Tutto sommato, ho sempre avuto simpatia per il movimento ultra. In un'epoca che ha fatto degli operatori di borsa i simboli della società civile e dei celerini gli esempi televisivi per la gioventù, gli ultra spiccano per una passione vagamente anarchica, tra il religioso e il carbonaro, come dei Franti che irridono il perbenismo di destra e di sinistra. Il tricolore è stato soppiantato dal vessillo della squadra, le coccarde risorgimentali dalle sciarpe, le picche dalle aste di bandiera. So che molti – giornalisti, moralisti, pedagogisti e così via – inorridiscono davanti a quella che sembra un'apologia del teppismo. Ma la violenza qui non c'entra, o c'entra poco. C'entra invece l'idea che, da una trentina d'anni, intorno ai simboli di un gioco – i colori di una squadra – decine di migliaia di giovani abbiano costruito culti laici, forme di solidarietà e di comunanza, percorsi di avventura e di leggenda, memorie e iconologie e sì, certo, anche inimicizie e occasioni per scontrarsi tra loro e con la polizia.»


Di Alessandro Dal Lago, prefazione a I furiosi, di Nanni Balestrini, Derive e Approdi, Roma, 2004.

L'Ultima Parola di: TonyRucola a 15:09 | link | commenti |
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