TONY RUCOLA

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giovedì, 28 settembre 2006

nell'imminenza dell'addio a milano...

L'Ultima Parola di: TonyRucola a 20:45 | link | commenti (10) |
mirucola a milano

venerdì, 22 settembre 2006

Chi l'ha detto, e dove?

"Diciamo intanto che la Fallaci non è mai stata un'intellettuale, tanto è vero che quando ha preso posizioni ideologiche ha fallito. Lo fece anche all'epoca della guerra in Vietnam, schierandosi contro gli americani e accodandosi così in modo acritico e scioccamente alla canea dominante, scrisse pezzi sbagliati dei quali in seguito infatti si pentì. Erano i tempi di 'Nixon boia', tanto per intenderci. Allo stesso modo ultimamente lei, con il solito intuitaccio molto gradito dal pubblico, offriva ciò che il pubblico stesso voleva sentirsi dire; ma questa non è un'operazione intellettuale, proprio per tali ragioni la Fallaci migliore è quella non ideologica, quella che fa la giornalista. Scriveva benissimo ma non era una donna profonda, 'trafficava' con la Storia essendo però incapace di sintesi; infatti come intellettuale non è mai stata presa sul serio da nessuno".


"Lei non dava l'allarme, piuttosto gettava benzina sul fuoco, facendo ulteriormente divampare l'incendio. In questo senso secondo me ha svolto una funzione assolutamente deleteria, era diventata una sorta di Bin Laden al contrario, l'esponente di una sorta di 'fondamentalismo occidentale' che cresce in un humus reale, ma è l'esatto pendant dell'estremismo islamico. Intendiamoci: si può anche cercare lo scontro: ma allora non servono gli intellettuali, bastano i soldati".

"Premessa: il nostro non è un fondamentalismo cristiano, perché nessuno in Occidente è più cristiano e se nel mondo islamico qualcuno pensa questo, semplicemente si sbaglia. Comunque il nodo non si scioglie. C'è il nostro fondamentalismo laico, ideologico ed economico, che si contrappone a quello religioso nel mondo islamico. E' uno scontro che non terminerà se non sconfiggendo gli estremismi da entrambe le parti, ma la storia dimostra che sarà difficilissimo perché sono molto più facili la rabbia e l'orgoglio, piuttosto del ragionamento. Anche un musulmano ha motivi di rabbia e orgoglio. Abbiamo da una parte una religione monoteista, in questo caso l'islam, dall'altra un sistema liberale come il nostro, ideologicamente totalitario e monoculturale, che pretende che tutti siano democratici, così non essendo più tale esso stesso".

L'Ultima Parola di: TonyRucola a 18:20 | link | commenti (14) |

giovedì, 21 settembre 2006

Alienazione, "luoghi comuni" vol. 3

E' accaduto a tutti gli iscritti al Novecento (per l'iscrizione è sufficiente nascere all'interno dei confini del secolo, come per la cittadinanza italiana): passare degli attimi, delle ore, dei giorni in cui non c'è sentimento, nè speranza o coscienza.
A me è successo ieri in metropolitana. Scendi tutti i giorni nella pancia della città, senti vento di caverna, rumori catastrofici ogni volta che arriva la metro, stridore, luce artificiale, voci riprodotte, riproduzioni stilizzate di luoghi di indirizzi; indicazioni, direzioni.

E tu che fai parte a pieno titolo del flusso incazzato di umani in transito. Flussi contro flussi in fretta, cercando di fottere spazio senza scontrarsi, cercando come macchine di superare senza cambiare corsia. E poi di nuovo lì a guardare la tv per gli alienati quando c'è, a guardare la linea gialla, a pensare ogni giorno ad Anna Karenina, a chiederti se c'è qualche Anna accanto a te.

La metro cambia colore
e tu cambi posizione sul binario, cercando ogni volta di prendere la carrozza
con meno gente, chiedendoti se in quel borsone c'è del tritolo, se sotto
la giacca c'è uno stupratore, se dietro un rossetto c'è una mignotta,
se un'occhiaia è figlia di siringhe, se il bambino che sta suonando il violino
-quando tu non riesci neanche a mantenere l'equilibrio, in metro- sarà picchiato stanotte, se lo sfigato che ti si siede di fronte conoscerà la figa o il suicidio o l'omicidio.

Accade, dondolando fra una fermata e l'altra, di non sapere più
dove stai andando, come si chiama la fermata dove devi scendere, perchè
hai preso la metro, che fai a Milano, che fai nella vita. Ti chiedi, nei sessanta interminabili secondi fra un pallino e l'altro su una linea piena di nomi,
se poi è vero che un giorno sei nato. Ti chiedi, nel rumore e fra l'odore di ferraglia, se è vero che esisti. Se solo il fatto che stai pensando significhi qualcosa
in merito. Il problema è che non ti accorgi neanche di pensare.

L'Ultima Parola di: TonyRucola a 16:10 | link | commenti (11) |
mirucola a milano

lunedì, 18 settembre 2006

ritorna la fantapolitica
Svolta ai vertici del Vaticano
Ratzinger si è dimesso:
Guido Rossi commissario straordinario


Roma. Dopo la Figc e la Telecom, c'è una nuova nave da salvare per il capitano Rossi: la nave di Dio (che -come precisa lui stesso in una nota- è diverso da Allah). Ma andiamo per ordine: le polemiche sollevatesi nel mondo islamico per l'opportuno discorso che Ratzinger* ha tenuto martedì scorso all'università di Regensburg sono solo l'ultimo di una serie di problemi dall'avvento del nuovo rappresentante di Dio in terra. Ambienti vicini
allo Spirito Santo riferiscono di mal di pancia
sempre meno nascosti nei vertici societari,
in particolare dopo la pubblicazione dell'ultima semestrale:
un dato su tutti, il calo delle ostie consumate (-21,4%).

Inoltre preoccupa l'aggressività del competitor islamico, che sta guadagnando clienti su clienti grazie ad un'innovativa politica di marketing, ma preoccupano ancora di più i risultati di un sondaggio
commissionato da San Giovanni Battista:
su un campione di 3400 fedeli, scelti fra i piccoli comuni dell'entroterra sardo e lucano, cresce la sfiducia in Dio (il 23,4% ha dichiarato di non fidarsi affatto; il 34,6% non comprerebbe un'auto usata da lui) e contemporaneamente cala la sua popolarità (il 19,2% dice di non conoscerlo,
il 24,2% di averlo sentito nominare da qualche parte).

Lasciando da parte ogni considerazione sulla fallimentare gestione tedesca, il nome di Guido Rossi, suggerito da Dio a Prodi attraverso il portavoce San Luca Evangelista, è stato fatto anche per riaffermare l'italianità del cristianesimo tutto. E' da Roma infatti, che, poco meno di duemila anni fa, una piccola società ebraica a conduzione familiare lanciò la sua scalata al mondo, raggiungendo in meno di tre secoli una posizione di leader nella vendita dei derivati dell'oppio. Certo che adesso le responsabilità dell'avvocato assumono dimensioni sovrumane: "Ho avuto più paura quando mi hanno chiamato alla Figc", avrebbe risposto Rossi ai microfoni di Radio Giacobbe. Sarà, ma non possiamo non avvertire il silenzio assordante di Joshua, Gesù per gli amici, figlio unico di Dio e detentore del 49,3% delle buone azioni.

*Ha citato l'imperatore di Bisanzio Manuele II il Paleologo per parlare di Maometto: un po' come citare Franco Freda per parlare  della Cgil, o fare i complimenti alla città di Hiroshima lodando la perfezione tecnologica dell'Enola Gay. Lucido.

L'Ultima Parola di: TonyRucola a 16:27 | link | commenti (12) |
passion of rucola

mercoledì, 13 settembre 2006

Questo è un pezzo pubblicato su "Supertele", rampante e ancora misconosciuto giornale sportivo, a periodicità mensile e diffusione casuale. Tiratura 4000 copie. E' stato scritto una  settimana dopo la finale mondiale. Si chiama
Coup de Yazid

Un attimo di verità. Nel calcio non sono pochi. Al colosseo si moriva veramente. Il teatro oggi, direbbe Carmelo Bene, è una continua riesumazione di cadaveri. La televisione è posticcia anche quando vuole essere reality. Il cinema funziona, forse. Ma la gente, il popolo, affolla gli stadi, soprattutto. Colpi improvvisi, lente agonie, il goal. Lunghi silenzi, poi il boato. Caos allo stato puro, magma pronto ad eruttare da un momento all'altro. Dietro l'angolo di ogni minuto di una partita c'è la follìa.
È questo che ostinatamente affolla le gradinate.



Zinedine Zidane, Yazid per i familiari e Zizou per il resto del mondo, è uno dei maghi della palla. La sfera di cuoio appare e scompare fra i suoi piedi.
La sua corsa sul campo segue traiettorie
essenziali e mai scontate.
La sorpresa accompagna ogni suo gesto. E nondimeno
è sorprendente il
percorso che parte dalla remota Cabilia berbera,
ai margini della sterminata Algeria, passa dai
campetti polverosi
della Castellane, alla periferia di Marsiglia, e arriva al centro

dell'Olympiastadion, nel cuore di Berlino, nel mezzo
di una finale mondiale seguita da due miliardi
di terrestri.

Zizou ha tirato un calcio di rigore contro un portiere che lo conosceva bene, lo ha fatto
scavando dolcemente con il piede sotto la palla, che è finita placida sotto la traversa, per rimbalzare al di là della linea,
nel mondo del goal. Il resto della partita è stata una battaglia che gli italiani

hanno raddrizzato subito, senza avere poi la forza di concluderla.
Zizou si è messo alla testa dei
suoi, un gruppo di miracolati convinto di avere la fortuna e la vittoria dalla propria. Si è fatto male a una spalla,
ha chiesto il cambio, ma poi ha stretto i denti e ha continuato.
Dopo cento minuti di
gioco è arrivato con un colpo di testa ad un passo
da una doppietta decisiva, ma una saracinesca delle Alpi Apuane

gli ha sbarrato la strada per la gioia.

Maledetti, testardi, cocciuti rital – così,

con un nomignolo che suona come terroni, vengono chiamati
gli italiani in Francia – e maledetto
più di tutti questa belva
d'un lungagnone tatuato che mi tira per la maglietta: te la do alla fine della

partita, la maglietta, mancano dieci minuti, perdio, e sono stanco morto.
Cosa? Mia sorella, mia
madre? No, no, proprio mia sorella! Pezzo di...
Yazid queste cose non le ha mai sopportate, una volta, giovanissimo,
si fece il campo da una parte
all'altra per spaccare il setto nasale
di uno che aveva provato ad offendere sua madre, o sua sorella.

Anche questa volta Yazid sceglie di rispondere con una testata:
è un gesto senza appello che parla
una lingua secca, quella della strada.
Certo uno così alto prenderlo all'altezza del naso non si può, o
forse si,
ma bisogna stare attenti a non smontargli la faccia in diretta mondiale.
Meglio fargli capire
cosa avrebbe rischiato in un qualsiasi
campetto di periferia, senza ucciderlo. Mirando all'altezza

dello sterno ci si può mettere tutta la forza, e magari l'arbitro
non se ne accorge. Fanno sempre
scena, i fottuti rital, e nessuno si fida:
nel '98, uno dei nostri con una gomitata smontò il setto nasale
di Cannavaro,
e nessuno disse niente.

Ci vuole coordinazione, velocità, potenza:
se si uniscono questi ingredienti, la testata è un colpo
perfetto.
A Yazid non manca niente di tutto ciò. Una breve rincorsa,
la schiena che si inarca e scarica
la testa come una catapulta
sul malcapitato, che non si aspetta mai nulla di simile. È un lampo.
Materazzi cade a terra con tutti i suoi 85 chili. 100 secondi in cui tutto è sospeso. Qualcuno ha visto. Il pubblico guarda i maxischermi, si stupisce.
Yazid esce senza fiatare. Ha messo l'amore per la sua
identità
sopra il successo finale. La sua famiglia, i beurs, la strada, Marsiglia,
il Mediterraneo, il
deserto, la Cabilia.
Tutto in un colpo di testa, un coup de boule.

Nessuno applaude.

L'Ultima Parola di: TonyRucola a 13:19 | link | commenti (14) |

venerdì, 08 settembre 2006

Mezzi pubblici, "luoghi comuni" (vol.2)

A vederla alla fermata del tram, la prima volta, mi è sembrata una zingara, poi è salita, insieme a sua figlia e a un'altra parente, parlavano e mi sono sembrate brasiliane. È campana, questa grossa nonna che ha non più di una cinquantina d'anni, le guancie gonfie, velo di baffi, l'espressione incazzata che è meglio non incrociare più di tanto. Insomma le phisique du role di una matrona di camorra.

Per una settimana ho seguito le movenze di questo residuato della terronia puzzolente, sguaiata e ributtante che farebbe felice il peggior Cazzaroli della Lega. Lei, la nonna col baffo che scaccia, comunica con le sue simili in un impasto incomprensibile di un idioma pre-borbonico, odia il resto del mondo, a partire dal vicino di casa, per finire a quelli del palazzo di fronte, dell'altro quartiere, di Casavatore. Figuriamoci che sentimento può provare nei confronti della Milano marziana che la circonda.

Sua figlia, dalle stesse grosse labbra sormontate dalla stessa peluria, con le stesse enormi tette e fianchi, le ha partorito un nipotino. O' guaglione", non avrà più di tre anni, ma ne sa già a pacchi su come va il mondo. Sul tram strapieno si volta e si rivolta steso sul legno delle panche, e fa il vuoto intorno a se'. Mamma e nonna gli hanno dato carta bianca dalla nascita, e la storia continuerà da qui fino a Puce Rial'.

O' guaglione questo lo sa, e a un certo punto si gioca i suoi jolly pensando bene di prendere a calci un po' questi un po' quelli. Si accanisce in particolare su un tipico esemplare di donnina isterica lombarda, fra i 50 e i 60. L'isterica non ci sta, si abbassa verso di lui col ditino alzato: e vince una ricca sputata in faccia -o' guaglione ha già emesso la sua sentenza-. Allora parte la predica: "Se fossi tua madre ti darei una sberla, etc".

Poi, un pensionato meneghino, sdegnatisssssimo, accorre in appoggio con dito alzato anca lu  "Bisogna dirgliele le cose, signora, se no i bambini crescono male e senza rispetto per il prossimo (come napoletani, signora)". La nonna e il suo entourage non fanno una piega, non proferiscono nè parola nè preposizione, e scendono sorridendo dal tramme. O' guaglione poi, se ne strafotte alla grande.

L'Ultima Parola di: TonyRucola a 17:19 | link | commenti (16) |
mirucola a milano

martedì, 05 settembre 2006

E' un bel Peppuccio!

Milano. Per fortuna che ci sono dei locali aperti al pubblico senza essere "luoghi comuni". Ritorno ieri da Peppuccio dopo una settimana, e trovo, in fondo al locale, un terzetto che sta suonando la "Topolino amaranto" di Paolo Conte. Sax e due chitarre. Il bar è allegro, con più clienti del solito. Ordino una media, e come al solito Marco (il barman, ndr) ci riempie d'attenzioni. Patatine per me, uva per la mia signora. Peppuccio è felice.

Il terzetto diventa quartetto: si aggiunge un batterista, che percuote spazzole da jazz su uno sgabello di legno. Poi anche Peppuccio inizia a suonare il bancone di marmo con le sue bacchette. Fanno un altro paio di pezzi di Conte, poi bossa nova e latin jazz. Le medie diventano due.- Un ubriaco, sessantanni, barbetta, codino e galera, intrattiene due tipe masticando inglese. Il resto del bar ondeggia e se la passa al meglio. Poi, siccome la realtà non ha senso alcuno, a un certo punto, nello stesso tavolino dove prima l'ubriaco si improvvisava playboy, si materializza Alessia Fabiani.

Mentre la mia signora ne rileva le imperfezioni dermatologiche, io penso che potrebbe essere tranquillamente una laureata in lettere abbruzzese (quanti/e ne abbiamo conosciuti, arg) appena un po più figa, che scende a bersi una cosa nel bar sotto casa. Lei si guarda intorno con un po' di panico: mi ha già visto, ha capito che ho capito, ma spera che il resto della clientela sia a digiuno mediatico. Forse è così. Nessuno la nota. Peppuccio è un posto con dinamiche tutte sue.

I musicanti escono e uno invita la mia signora ad esibirsi come voce, in futuro: "ti ho visto che hai cantato tutta 'la topolino', la prossima volta la canti insieme a noi". Io vado a pagare, e Peppuccio mi offre nell'ordine: Bacio (perugina) per la mia signora, 2 chupitos, una bottiglia da un litro e mezzo di levissima, che in quell'assetato monolocale ci serve  come il pane o, meglio, come l'acqua. 

L'Ultima Parola di: TonyRucola a 16:21 | link | commenti (8) |
mirucola a milano

lunedì, 04 settembre 2006

Mezzi pubblici: "luoghi comuni"

Continuo a precipitare nel vortice dei luoghi comuni ogni volta che salgo in un tram, o scendo in una metro. Ieri sera, in metro, volevo picchiare un apprendista barbone. Antefatto: mi accorgo, domenica sera, tornato a Milano in treno da un paio di giorni di montagna, di aver lasciato lassù da Heidi il mio abbonamento Atm. Domenica sera, con la settimana davanti, lo scatto del mese. Ora, apparte i soldi, fare l'abbonamento ai mezzi pubblici a Milano è un po' come fare domanda per il visto d'ingresso in Corea del Nord. Più o meno lo stesso numero di carte. Quindi ho perso l'abbonamento, e ho voglia di uccidere.

L'occasione di imitare Caino si presenta subito. Mentre, seduto in metro, impoverisco i miei denti a mascelle serrate, sale un pezzo di merda sui trenta, 1,85 circa, biondo, barbetta corta e capelli a mezzo collo. Ha l'aspetto di un nordico, ma forse è italiano. Alle prime armi come clochard, è quasi pulito, e nella sua busta c'è qualcosa da leggere. Ha bevuto. Ha uno sguardo saccente, per di più. Come prima cosa fa gesti poco chiari verso "la mia compagna, ragazza, etc". Poi mi guarda. Ricambio lo sguardo, con patate. Penso già alla sua faccia rovinata, agli schizzi di sangue sulle mie scarpe, ai vestiti da far sparire.

Dopo un paio di fermate, parla: "Non è che mi daresti qualche cosa da mangiare, con tutto quello che mangi, che fai schifo...". Nella mia risposta, non mi aiuta la fantasia: "Che cazzo vuoi? Ti serve qualcosa?", gli urlo con voce tremante dalla rabbia repressa. Non risponde, e guarda dall'altra parte. L'unica cosa che mi trattiene dal provare a dargli qualche centinaio di pugni, idealmente conditi da calci, è la presenza della mia "ragazza, compagna, etc.", che mi invita a non rovinarle la serata. Forse me l'avrebbe aggiustata, la serata, fossi stato solo. Continua la corsa, e guardo fisso di fronte a me, per non incazzarmi ancora di più. Immagino poliziotti, articoli compassionevoli sulla vittima, etc.

Penso che ha ragione Pannella, quando dice che ognuno di noi, ogni cittadino, può uccidere, se preso in un momento di particolare debolezza. Ieri sera, come un qualsiasi drugo in una qualsiasi Arancia Meccanica di serie, avevo sete di processi sommari. Menomale che l'indole riflessiva, la legge morale, la funzione pacificatrice della donna, etc.

L'Ultima Parola di: TonyRucola a 17:17 | link | commenti (17) |
mirucola a milano