Il lounge all'olio d'oliva

Non lustro più le scarpe. Forse sei stato troppo tempo in galera, non te l'hanno detto: non lustro più le scarpe!
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addirittura *loading*
Durerò altri cinque anni?
Tormentate rimuginazioni su questo blog
guardiamoci dentro, guardiamoci dietro
Che significato ha questo blog? Cosa significa per me e per i suoi lettori?
Questioni radicali che mi sono venute in mente stamattina, sotto la doccia, mentre sentivo su radio Città del Capo Maso, titolare dello spettro della bolognesità, parlare della sua 'bottega' e della relativa clientela.
Mi si consenta un bilancio, cribbio.
Mi sono affacciato su splinder il 23 febbraio 2005, ma ci ho messo cinque giorni per trovare il coraggio di postare la prima di una lunga serie di cazzate: sono passati un anno e otto mesi esatti. Partito come finestra di un dj sul web, coll'intento di condire i vari annunci di serate con qualche storiella al sapor italoamericano, il blog è subito degenerato in un delirio di fantapolitica, surrealigione, pezzi di folklore e
minchiate estemporanee senza appello.
Il progetto di fare, sulla scorta dei miei colleghi e corregionali
Postino, Tobia, Cicci e Pepe, una sorta di educazione sentimentale
di chi veniva alle mie serate, è presto fallito.
La schizofrenia l'ha fatta da padrone.
Dalle saghe sulle elezioni, su Cristo e sulla guerra, si è passati a qualche
opinpost su musica, cinema e -addirittura- realtà circostante.
Ultimamente, dopo l'ultima saga del 'revisionismo commentato da Pizzul',
la dimensione dei 'pezzi' è mediamente aumentata, trasformando il blog
in un diario municipale, dove Lecce e Bologna hanno lasciato
il palcoscenico a Roma e -soprattutto- Milano.
(Veramente di Lecce come città, non provincia,
non ho quasi mai parlato)
Capitolo audience: è una degli aspetti più
perversi della quotidiana passeggiata su splinder. All'inizio fu il contatore, ossessivamente tenuto d'occhio. Da un anno mi sono dotato
di strumenti più maniacali -leggi shiny-, che allargano nuovi
psicopatici orizzonti. Vi informo che questo è il mese con più contatti
da quando Tony Rucola si affacciò sulla rete
(quasi 1400) con il 17 ottobre giorno record (106 visite), grazie
all'inserimento del mio post su Santoro e precariato e Bologna
nel succitato 'spettro'.
Ottobre scalza il magnifico febbraio, quando sull'onda dei miei ripetuti blitz mediatici (interamente documentati nella fetida categoria 'rucolive') le visite schizzarono dalle modeste 954 di gennaio a 1260,
con 79 contatti nel solo 28/2. Ma che cazzo ce ne frega? Mistero.
Ha un senso per voi questo porco, quotidiano trafficare?
Rucola: "Dureremo altri cinque anni".
Fini: "Sei bollito". Berlusconi: "Il tuo dirigismo sta mettendo in ginocchio i piccoli e medi internettari". Tremonti: "Rucola sta devastando il blog, ceda il passo a chi è più fresco di lui". Bossi: "Ormai è in crisi e l'ultima spallata gliela daremo noi". Mussolini: "Ha fatto il suo tempo, faccia largo alle donne". Prestigiacomo: "E' un maschilista travestito da vetero-maschilista". Rotondi: "Mi ricorda l'ultimo Forlani, o il primo Santapaola". De Gregorio: "Non abbiamo notizie certe sul suo conto". Follini: "Venga con noi nell'Italia di Mezzo, lui c'entra". Bertinotti: "Sono profondamente convinto che l'Uzbekistan abbia bisogno di gente come lui".
Bona, Bonaga, senza casco? Ti ammazzo e poi ti multo.
I vigili poco urbani fanno innamorare il popolo
Bologna è un po' la casa delle libertà
Parapiglia fra i vigili e Bonaga, mi hanno detto, lunedì notte. "Andava senza casco con un amico dietro che ha tirato un cartone a una vigilessa", mi hanno detto. Ti immagini il filosofo strafatto, inebriato dalle sue consuete overdosi di figa, in preda a deliri di onnipotenza, a reclamare una legge diversa per sé. Poi scopri che non è proprio andata così, la notizia è questa, e i vigili sono quelli poco urbani con cui hai sempre avuto a che fare:
L'ANSA DALLA PARTE DEI CHIPS-Era sul motorino senza casco e senza documenti (sia personali sia del veicolo) e, alla richiesta di scendere, per permettere il sequestro del mezzo, c'è stato un rifiuto netto, degenerato in un parapiglia che ha coinvolto otto vigili urbani, due dei quali sono rimasti feriti. Protagonista del fatto Stefano Bonaga, docente universitario di filosofia, ex assessore comunale nella giunta di Walter Vitali e da anni protagonista dei dibattiti politico-culturali su stampa e tv, che ieri sera è stato fermato dalla polizia municipale nella centralissima via Rizzoli, dove abita, a Bologna.
Ammanettato e portato al comando dei vigili, Bonaga è stato denunciato per resistenza a pubblico ufficiale e interruzione di servizio pubblico (cioè il sequestro del motociclo). A ricostruire l’episodio è stato il comandante della polizia municipale di Bologna, Romano Mignani, in un incontro con la stampa. Secondo il comandante, intorno alle 20.30 una pattuglia (formata da tre vigili) ha notato un motociclista senza casco che a bordo di uno scooter da via Calzolerie svoltava in via Rizzoli. Affiancato dagli agenti, Bonaga si è fermato ma ha spiegato di non avere con sè i documenti.
A quel punto è scattata la prima violazione del codice stradale (art.180), mentre la mancanza di casco ha giustificato la seconda (art.171), che prevede una sanzione pecuniaria stabilita dal prefetto e il sequestro immediato del mezzo in vista dell’eventuale e successiva confisca. Ma alla richiesta di cedere il motorino, l’ex assessore si è rifiutato ostinandosi a rimanere in sella e innescando, sempre secondo la versione della polizia municipale, una discussione dai toni sempre più accesi. A quel punto i vigili hanno deciso di chiedere rinforzi anche perchè nel frattempo intorno al motociclista si erano radunati alcuni passanti e un amico di Bonaga, che poi si è allontanato. Quest’ultimo, che secondo Mignani ha preso parte al parapiglia, è stato fermato poco dopo da una volante della polizia (chiamata in soccorso dai vigili) e denunciato per resistenza a pubblico ufficiale e rifiuto di fornire le proprie generalità.
Dopo più di mezz'ora in via Rizzoli sono arrivati altri cinque vigili più una pattuglia dei carabinieri, attirati dalle urla mentre si formava un capannello di gente. E’ stato allora che dalle parole si è passati alle mani, ma sui dettagli Mignani non ha voluto riferire, limitandosi a dire che sull'episodio il comando ha inviato una nota all’autorità giudiziaria, che dovrà poi esprimersi, e che una vigilessa è rimasta ferita a un polso (contusioni, ritenute guaribili in 15 giorni) e un collega ha riportato ferite a un ginocchio e una spalla
con una prognosi di una settimana.
"Ritengo che i miei uomini abbiano lavorato correttamente in un contesto piuttosto complicato", ha sottolineato Mignani, aggiungendo che durante il parapiglia nessun agente ha mai estratto un’arma, contrariamente a quanto riferito da alcuni testimoni, e che complessivamente nella serata i vigili in servizio per il controllo della città erano circa una ventina, divisi in 5-6 pattuglie. Lapidario il commento del sindaco Sergio Cofferati: "E' stato un servizio di controllo con tre agenti", ha detto, passando la palla alla Procura. Bonaga già ieri sera aveva spiegato ad alcuni cronisti di aver spostato il 'cinquantino' solo per pochi metri, di aver trovato "esagerato" il comportamento dei vigili e di essersi rifiutato di scendere dal motorino. Non si è fatto medicare e ha aggiunto di non voler speculare sulla vicenda.
LA REPUBBLICA STA CON BONAGA, E LO INTERVISTA«Sì, ho avuto paura. E´ stato quando i vigili, otto vigili urbani, mi hanno buttato a terra e ammanettato coi polsi dietro la schiena. Facevo fatica a respirare, la mia faccia strisciava sull´asfalto. Gliel´ho detto, ma loro continuavano a starmi sopra. Nemmeno fossi un terrorista di Al Qaeda. Quando mi hanno portato in auto nel parcheggio della Questura, sempre ammanettato, uno di loro mi ha detto una cosa che non potrò dimenticare: "Lei è fortunato che non siamo in America: per una cosa del genere, le avrebbero sparato in testa». Il giorno dopo la brutta zuffa coi vigili urbani in via Rizzoli, Stefano Bonaga incontra i "suoi ragazzi" nello studio alla facoltà di Filosofia. Un via vai continuo. Tante telefonate, amicizia, solidarietà, qualche battuta. Più dei polsi segnati dalle manette, del graffio in testa, più dell´orologio andato in pezzi nella rissa, ora brucia il trattamento da "Guantanamo".
Come ci si sente il giorno dopo?
«Male. E non per i lividi. E´ successa una cosa senza senso. C´è una sproporzione enorme fra ciò che ho fatto, il rifiuto di scendere dal mio scooter, e l´intervento di forza dei vigili. E´ successo a me, ma poteva accadere a chiunque altro. Non so, l´impressione è che avessero perso la testa. E mi dispiace. Il loro comportamento rischia di dare un´immagine molto negativa e fuorviante della città. Io so che i vigili urbani di Bologna non sono così».
Il comandante Mignani difende i suoi uomini. Dice che hanno operato correttamente.
«Non voglio nemmeno commentare quello che ha detto. Se è normale che otto agenti in divisa si buttino addosso a una persona che non vuole scendere dal motorino, bene, se ne assumerà la responsabilità. E´ l´accanimento, l´uso gratuito della forza, che dà da pensare. Uno degli agenti, me lo ricordo benissimo, prima di togliermi le manette mi ha detto "Spero proprio che il suo scooter non verrà dissequestrato. Che senso ha? Semmai sarà un giudice a deciderlo».
Anche la denuncia è una forma di accanimento? L´accusano di interruzione di pubblico servizio, resistenza, guida senza documenti…
«Verissimo, io in un certo senso mi sono opposto. Mi sono aggrappato al manubrio della moto. Resistenza passiva, però. Resta la sproporzione fra questo è l´aggressione di cui sono stato vittima. Ho polemizzato coi vigili, è vero. Ma non ho alzato le mani contro di loro né li ho insultati. Non mi sarei mai permesso. Indossano la divisa del Comune di Bologna, lo rappresentano»
Non sarà che a Bologna, a forza di parlar tanto di legge e ordine, qualche operatore delle forze dell´ordine travalica o si sente "legittimato" a fare il Rambo?
«In passato ho polemizzato col sindaco sulla questione della legalità, ho detto che mi preoccupava più il fenomeno degli affitti in nero del racket dei lavavetri. Non voglio parlare di questo. Ma non voglio nemmeno leggere nel comportamento dei vigili che mi hanno placcato in otto e buttato per terra il sintomo di un imbarbarimento dei valori di questa città. Non faccio analisi psicologiche, non ne ho la titolarità, ma credo che l´altra notte sia scattato un meccanismo di accanimento punitivo, anche inconscio, che ha prodotto degli eccessi. Non ho mai sentito parlare di situazioni simili in cui siano stati coinvolti dei vigili urbani. Generalizzare non ha senso. Ma se dovessero ripetersi, allora si porrebbe davvero un problema di "sistema" e di "struttura". Insomma, mantengo la fiducia nei vigili Bologna. Lo penso davvero, anche se il mio buonismo mi dà quasi fastidio».
Il comandante Mignani, ricostruendo l´episodio dell´altra sera, ha detto che una pattuglia l´ha notata mentre guidava in via Calzolerie senza casco e poi anche in via Rizzoli…
«Avrò percorso sì e no 10 metri, a velocità bassissima, coi piedi per terra, e solo in via Rizzoli. E´ una ricostruzione non del tutto attendibile. Sia chiaro, non contestato la multa, ammetto di aver fatto l´errore di accendere il motore, ma non ho voluto muovermi dallo scooter solo perché il sequestro mi sembrava un´esagerazione».
Otto vigili contro un insegnante di Filosofia e un ragazzo con la passione per il jazz. Le pare normale?
«No. E´ anomalo, straordinario. E dev´essere sembrato così a tutti quelli che hanno visto la scena. C´erano almeno 50 persone in via Rizzoli quando sono arrivate tre macchine dei vigili urbani, poi una dei Cc, un´altra della polizia e alla fine anche il carroattrezzi. Molti hanno protestato, un sacco di gente ha filmato la scena coi telefonini e le macchine fotografiche».
Fa autocritica sul buonismo. Ma a una querela, non ci pensa davvero?
«Nemmeno per sogno. Non voglio fare il martire per un errore commesso da altri. Per ora no, vedremo, ma non ho intenzione di andare oltre. In fondo, mi dispiace per loro».


Respect for Bologna
Bologna. Nel giorno di S. Petronio, festa patronale per la città, davanti al Mercato delle Erbe si festeggia mangiando, bevendo, suonando e fottendosene. Offre san Mercato delle Erbe, già protettore dei portafogli leggeri. La storia si ripete da 5 anni, ma in questa edizione c'è anche l'appoggio di Ascom e Confesercenti, quindi tutto abbonda. Crescentine e bruschette, carne e sgombri, pomodori e salumi, vino e vino. L'intrattenimento musicale, poi, è degno dei giorni migliori: un sardo, già venditore di prodotti tipici presso il mercato medesimo, pianobareggia e imita celentano, renato zero, ligabue, barbarossa, mario merola. Si spende per ore. Compare per dieci minuti anche una banda di percussionisti dai suoni brasìù.
Il punto è questo: innanzitutto auguro a tutti di mangiare bere suonare e fottersene, a scrocco, il più possibile finché cammina il cammino di nostra vita; detto ciò, affermatolo, fa piacere vedere che i lavoratori più lavoratori -quelli che attaccano alle 5 a scaricare cassette di frutta e quando va di lusso staccano alle 19- convivere e divertirsi insieme agli studenti, condividere metri di spazio e grammi di felicità con i fuorisede. Il fatto è che i sornioni figli dell'immigrazione interna -cervelli in fuga dall'entroterra irpino, dal subappennino dauno, dalle murge salentine- pur convenuti col primario intento di scroccare nutrimento e benessere, sono un campione di quella parte consistente di invasori che conoscono e rispettano Bologna e le sue usanze, in grado di stare bene senza abbaiare al cane, senza cacare per terra, senza scroccare centesimi e prelevare centinaia di euro, per poi farsi traforare dal nuovo piercing o dal nuovo taglio di ketamina.
Respect è la parola chiave, guys. Da qualche anno si giunge all'ombra delle due torri pensando di partecipare a uno street rave perpetuo, spandendo guano e cibandosi di vacuità e menefreghismo. Incoraggiando così risposte autoritarie e bigotto sentire. Impedendo al resto della comunità felsinea non detentrice di pitbull di acquistare un chinotto in lattina dopo le 22. Invece dico respect, guys, respect for Bologna, se non vogliamo consegnare le chiavi della città a punkammerde, sbirri e sceriffi.
Paragoni, confronti, illuminazioni
Un pensiero, mentre mi aggiro di nuovo turista fra i portici più lunghi d'Europa: Bologna, come Roma e Lecce, è una città finta, uno specchietto per le allodole, la Bellezza messa di traverso a bloccare la Storia. Milano è vera, coi suoi enormi palazzoni di merda del tutto irrispettosi nei riguardi del neanche tanto antico Duomo. La Storia che se ne fotte della Bellezza.