Leccesi come Vittorio
Oggi preferisco parlare con le parole di un grande. Era quello che di fronte alla facciata di Santa Croce gridava al "Carnevale di pietra che simula in mille guise l'infinito". Vi ricorda qualcosa? Vedi la foto sotto:

Come volete che vada? Va come a S. Quintino, che invece delle campane suonava a messa coi tegoli. Vorrei bere un cognac, e trovarmi con la barba rasata; un altro cognac, ed essere vestito di blu a righine bianche; un altro, e trovarmi a Madrid, e star seduto su uno sgabellino al banco del Molinero o del Chicote, e dire al barman: «Mi dia un cognac».*
*Vittorio Bodini, Corriere Spagnolo (1947-54)
Venduto per un piatto di pastiglie? Si.
Ieri ricevo una mail siffatta:
Ciao Tony,
sono Valda, quella delle caramelle gommose con lo zucchero
che stanno nella scatoletta dorata.
Hai presente?
Forse nemmeno te lo ricordi. Ma in un giorno qualunque, di un mese come un altro, a un certo punto nel tuo blog hai scritto qualcosa su di me. Citavi un gran classicone, "Er tranquillante nostro", riportandone anche il testo. E dicevi che non importa quale sia il tranquillante - vino, pastiglie Valda, o una vestaglia - "l'importante è nun fasse troppe pippe sur superamento der dolore, che rimane
Ecco… mi ha fatto piacere essere ricordata!
Per questo ho deciso di offrirti un kit con tutti i miei prodotti. Gustali con calma e, se ti va, fa’ sapere che ne pensi attraverso il tuo blog. Sono pronta a tutto, anche alle critiche! Se vuoi ricevere il mio regalo compila il form con i tuoi dati: te lo spedirò direttamente all’indirizzo segnalato. Se invece non ti interessa, ti ringrazio comunque per il tempo che mi hai dedicato:) Ad ogni modo, per qualunque cosa puoi scrivermi semplicemente rispondendo a questa mail!
Un caro saluto.
Valda.
Questa e-mail ti è stata inviata da Ogilvy Italia per conto di Valda nel rispetto del Codice Etico di coinvolgimento dei blogger sviluppato da OgilvyPR 360° Digital Influence team.
Chiaramente, alla parola "regalo" non ho saputo resistere e ho compilato il "form". Aspetto trepidante il mio piatto di pastiglie, le mie madeleine, quelle che mia nonna teneva sempre sul comodino come rimedio premoderno alla tosse.
Intanto il mio blog sarà segnalato fra "gli amici di Valda" sul sito di Valda.
Il marketing ormai mi possiede e fa di me quello che vuole. Spero comunque in una vita dignitosa, almeno finché un'agenzia non compri il mio culo per attaccarci su un adesivo con la scritta "no limits".
Cinismo
Sono tanti, sono in mezzo a noi, ci vendono il bene e il meglio a poche lire.
Eppure, a volte, non vogliamo bene ai fruttaroli.
Darwin e la manutenzione del Cynar
L'evoluzione ha portato uomini e donne italiche a riscoprire l'aperitivo. È stato un processo lento, partito da Milano e dilagato ormai in tutta la penisola. Si è cibato della dissoluzione della coppia e della voglia di autoaffermarsi. Cosa c'è di meglio allora, per un popolo di uomini e donne in ascesa*, di trovare il lounge subito a ridosso del work, il relax dietro l'angolo dello stress. Tutta 'sta pippa per dire che si beve alle sette invece che alle dieci di sera. Si beve, preferibilmente cocktail; si sente musichetta; ci si punta l'un l'altro; ci si sceglie; ci si consola con l'amico. O meglio, il collega.

L'aperitivo è roba da pre-boom economico. Da Italia sgobbona e ricostruzionista; ricostituente. In rimonta: in contropiede. È il signor Rossi** che ancora puzza di fatica e di cambiali che vuole passare all'incasso, alla ricompensa. Al bancone. A sfiancarsi il fegato a botte di liquori libidinosi tipo Cynar, Ferrochina Bisleri o Fernet Branca. Sentendosi un po' Cary Grant un po' Ernesto Calindri. Ma i tempi straordinari che stiamo vivendo hanno portato una grossa novità. Facendoci ritornare molto, molto indietro. Eh già, perché è stato rivoluzionato il concetto di stuzzichino. Bandite olive, arachidi e patatine. Adesso, acquistando un Negroni ad un prezzo che nel 1992 nessuno si sarebbe mai sognato di pagare, il furbo oste di turno ci promette illimitate possibilità di nutrizione. Risvegliando il Neanderthal che è in noi, scatenando smanie isteriche di accaparramento.
Ho visto i migliori gomiti della mia generazione agitarsi per una patata fredda. E già, perché se l'ambiente che si viene a creare ricorda la savana, il cibo che ci viene propinato ci riporta all'Irlanda del primo Ottocento. Patate con un po' di curry sopra, patate con fagiolini, patate con ketchup. Oppure, stile Regno delle Due Sicilie, pasta a go-go. Pane, pasta e patate, la festa dell'idrocarburo***. Tutto speziato e piccantizzato, al fine di un pronto riabbeveraggio compulsivo. Alla fine il nostro giovane creativo, il nostro aspirante professionista, il neoimpiegato se ne esce da questo motel del divertimento con 30 euro in meno e in più 3 cocktail e 3 chili di carboidrati complessi che ballano il sirtaki nei suoi organi interni. Ma il nostro Calindri 2.0. pagherebbe prezzi più alti a livello sociale, sarebbe escluso dalla sua comunità se rinunciasse al suo party quotidiano. Perché, come diceva quello, lo Spritz logora chi non ce l'ha.
* In questo blog non leggerete mai il politicamente corretto "donne e uomini"
**"Signor Rossi cosa vuoi? Un gelato al Polo Nord..."
***Così i carboidrati per la parvenue interpretata da Giovanna Ralli in C'eravamo tanto amati
Ceto medio, città medie: mamme demmerda
Mi girano le palle e cerco intelligenza in rete. Faccio due salti da Carmilla, trovo raffiche di mitra su una città che già qualcuno aveva inquadrato nel suo mirino. Non c'è che dire, sono con chi spara. Infatti me ne sto ad annà: cciò n'artra mamma demmerda che m'aspetta.
Film da Pd + ipnotico montone
Ho tante cose da dire. Cioè forse non ho un cazzo da dire. Ma tant'è: il blog è un ottimo strumento per dire troppo o per non dire nulla. Il blog forse fa male alla salute. Sicuramente fa male agli occhi e alla schiena.
Comunque, dicevamo, le cose. La prima è che ho visto Michael Clayton, in quella sorta di salone delle feste del circolo della caccia adattato a cinema che è il Medica Palace. Ebbene, sarò banale, perderò in autorevolezza, ma la storia dell'avvocato Michele che sembra zozzo ma è pulito, mi è piaciuta. Tutto ciò che è Soderbegh (non è il regista, ma è fra i produttori, e si avverte) incontra la mia approvazione. Gran parte dei film che scelgo di andare a vedere al cinema (non moltissimi, però) mi piacciono. Ciò fa di me uno spettatore satollo ma probabilmente un critico mediocre. Mi sono rassegnato.
Esco dal cinema, mi accorgo di non essere George Clooney, di non camminare per New York, di non avere traguardi importanti in quest'ultimo, merdoso, scorcio di domenica. Sono a Bologna, in via Montegrappa, devo andare alla stazione. Infilo via Galliera, il lato B di via Indipendenza. Sempre interessante, il lato B, il Dark side, l'anima vera etc etc tutte puttanate. In via Galliera non succede niente fino alla piazzetta alle spalle dell'Arena del Sole (dove in anni ruggenti dimorava l'Isola nel Cantiere). Qui c'è tutto in meeting interetnico, una strana fusione di Africa nera e Balcani. Una figata per loro perché dall'altro lato della strada c'è uno spacciabottiglie filo-Musharraf. Comunque sia, sono ragazzi che stanno bene, e me ne rallegro. Continuo, supero via dei Mille, supero la via del Capitol, e sono nell'ultimo tratto di via Galliera prima di piazza della Roba (Pera's square, Largo la Spada). In questi pochi metri non ha mai albergato iniziativa commerciale. Adesso ti scopro un kebabbaro. Paki-kebab. Offre kebab e bibita a 4 euro, per gli studenti. Tiro fuori il mio badge datato 1956 e sono apposto. Mentre scelgo una Coca cola light dal frigo, apprezzo la musica dello spartano localino. Ipnosi pura. Solo voce, riverberata con l'eco, che ripete Allah allah allah allah allah allah. Allah, salsa allo yogurt, carne di montone e la faccia di un uomo venuto dall'altra parte del mondo che mi guarda e non si capisce se mi vuole dire qualcosa (e poi "io e tte, cche ccazzo se dovemo dì?"). Degna conclusione, non so di cosa, ma degna conclusione.
Bologna la rossa e lo scandalo giallo
Bologna. 102enne baronessa scivola su una buccia di banana. Il fatto è avvenuto intorno alle 17.48 in zona universitaria. Il sindaco ad interim Sergio Cofferati, ancora adirato col prefetto, il questore, il capo della Digos, dell'Ucigos e - sopra ogni cosa - col commissario Pannunzio, interviene piccato: «Poi mi danno ancora dello sceriffo. Ma è incredibile che in questa città si vendano banane dopo le 16.39! A Teheran chiunque lo faccia viene abbattuto a nerbate. Ora ditemi - prosegue furioso - se Teheran non è un modello valido. E se l'iranianità non è di sinistra. Lo è, eccome se lo è. Ma non certo in questa Gomorra emiliana. Una Gomorra - rincara Cofferati - dove permettono alle studentesse di Avellino di girare in minigonna. Anche dopo le 14.28! Una Gomorra dove un qualunque studente pescarese dopo le 21.14 può comprare una pizza al taglio senza bisogno di documenti! Dove un fuoricorso molisano può parcheggiare la bicicletta in seconda fila senza che le guardie forestali intervengano!». Si annuncia, con provvedimento d'urgenza, un divieto assoluto alla vendita di banane dopo le 15.42 in tutta l'area ZTL. Le sanzioni saranno particolarmente aspre con chi lo trasgredirà nei terzi mercoledì del mese, sopratutto negli anni bisestili. Comunque sia, è uno schiffo.
Sole a Milano. Ed è subito polemica.
Cerco sole.
Cerco nuova luce nella confusione.
Di un guaglione.
Oggi non c'è sole intorno a me
Guardami, risplendi e scaldami.*
Oggi a Milano hanno installato il sole. Sarà in esposizione per due-tre giorni, pare. Dall'ufficio stampa della Legambiente di Buccinasco fanno sapere che è merito loro. Secondo me c'entra qualcosa anche l'assessorato ai trasporti di Cesano Boscone. Anche se poi Formigoni si prenderà tutti i meriti. Ma la Moratti non ci sta: "Parlo tutti i giorni con Dio - rivendica Letizia - e mi ha promesso più ore di luce come favore personale". Il portavoce del Creatore, Lionello Manfredonia, ha smentito seccamente ogni contatto con il sindaco di Milano.
*Giovanni Pellino, aka Neffa, 1995