TONY RUCOLA

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Utente: TonyRucola
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martedì, 30 settembre 2008



L'Ultima Parola di: TonyRucola a 19:56 | link | commenti |
juke rucola

martedì, 23 settembre 2008

"Il Terrore della Rucola"

Dalle lettere a Michele Serra del 'Venerdì' del 12 settembre:
PAURA E DELIRIO AL DISCOUNT:
LA RUCOLA A 18 EURO AL CHILO

Si parla sempre più spesso delle paure che attanagliano gli italiani. Bene, io vorrei segnalare lo psavento che mi sono presa in un discount - e sottolineo discount - della provincia di Latina, dove stavo per acquistare cento grammi di rucola nella sua confezione di cellophane. Ho gettato distrattamente lo sguardo sul prezzo della vaschetta... e mi sono sentita gelare il sangue: 1,89 euro. Ho fatto un rapido calcolo per capire quanto costa la rucola al chilo: 18,90 euro. Vivrò da oggi nel terrore della rucola.

Rosa Petrillo

L'Ultima Parola di: TonyRucola a 19:04 | link | commenti |
cronaca rucola

lunedì, 22 settembre 2008


 

Dal Myspace di Vinicio Capossela
Un saluto...per Giorgio Bettinelli.


Ho incontrato Giorgio Bettinelli nel settembre 2004 al festival della letteratura di Mantova. Era tra il pubblico e aveva ascoltato la presentazione di "Non si muore tutte le mattine". Venne ad esprimere il suo interesse con generosità ed entusiasmo. Aveva questi occhi come fuori di sè, febbricitanti, protesi in avanti, entusiasti ed infebbrati. Era magro come una faina, un fisico minuto. Avrebbe potuto fare il fantino forse, ma era troppo intellettuale per i cavalli, era infatti un fantino a due ruote, fantino dello strumento da viaggio pensante: la Vespa Piaggio. La passeggiata a due ruote. A viaggiare in Vespa si è ben diversi dai centauri. E' uno strumento più amichevole, ispira solidarietà e non si alzano mai davvero i piedi da terra. Giorgio Bettinelli è stato l'unico vero grande viaggiatore che ho mai conosciuto. Veniva la vertigine a constatare attraverso la sua persona quanto mondo c'era al di là di quello generalmente conosciuto. Mentre le mie e nostre stagioni si ripetono e cambiano le canzoni, forse, ma non i luoghi, Bettinelli faceva due giri del mondo. Giri guadagnati chilometro a chilometro. Un Phileas Fogg a due ruote, che nel giro del mondo trovava anche la sua futura sposa, ancora più a oriente delle Indie.. in Cina. Però sempre dandogli un passaggio sulla sua Vespa mongolfiera. O forse era parente di quei grandi velisti solitari come Fogar, che agli abissi avevano sostituito la polvere e lo sterrato.

Una sua leggerezza gli permetteva di prendere la vita sapendo prendere e lasciare. Fermarsi e ripartire. Abbiamo passato alcune sere a Milano, dove era venuto per la casa editrice e per un fratello che ci vive, e fu come un lembo ritagliato di quotidianità.. Per due giorni abbiamo provato il lusso di essere dello stesso quartiere. Dava la vertigine  però, pensare a quante migliaia di chilometri ci avrebbero separato dal prossimo incontro. Incontro circolare che mi avrebbe trovato allo stesso punto, ma che necessitava di un suo giro di pianeta. Questo girare era un'elaborazione della sua vocazione alla scrittura. Tutto quel viaggiare non avrebbe avuto senso se non fosse stata materia da rielaborare sulla pagina, perché era la pagina la vera rotta  del suo viaggiare. Giorgio è stato prima scrittore che viaggiatore. Le sue "Caramelle di liquirizia " vennero prima della Vespa. E anche le canzoni che aveva scritto e di cui non sapeva bene ancora che fare. Parlando delle nostre vite, mentre io mi affacciavo a mezzo dei suoi racconti a tutti i luoghi, le strade e i paesi che avevo già mancato, Bettinelli veniva colto dal rammarico per tutte le cose che non avrebbe scritto, le canzoni che non avrebbe composto, gli spettacoli che non avrebbero visto la luce, a causa di tutto quel viaggiare. Così almeno da questo ci sentimmo accomunati. Dal fatto che tanto ad andare che a stare fermi c'è sempre qualcosa che manchiamo.. Erano queste, considerazioni di vita, scelte, destini, che rimanevano come cenere alla fine di racconti mirabolanti.

Bettinelli essendo abituato a portarsi poco aveva spazio per tutto, e così trovò il modo di portarsi dietro anche la nostra amicizia. Dava notizie di sé, da laggiù, sul Mekong. Faceva inviti, e si portava con sé parti di noi.

Memorabile fu l'incontro con il mio amico Marco Cervetti, il gigante. Entrambi sapevano parlare il cinese, e  Bettinelli portava sette orecchini al  lobo, uno per ogni lingua che aveva imparato. Cervetti lesse tutti i  suoi libri dopo che fu partito, a voce alta, tenendone viva la voce.

Mi raccontò Bettinelli che per lenire il dolore del primo abbandono che subì da un suo amore, andò immediatamente, e ancora piangendo, in un agenzia di viaggi. Prese il primo viaggio disponibile nel pomeriggio stesso. E ancora con le lacrime agli occhi si ritrovò a finire di piangere nel Borneo. E da lì stette mesi, e poi per caso si procurò una vespa. E così cominciò.

Girò tutta l'Africa e rischiò la vita e perdette la Vespa al contatto con certe popolazioni, presso le quali era proibito entrare senza protezioni. Bettinelli ha attraversato la Siberia prima del gelo, ha posato pneumatici e piedi sul lago Baikal e, da diavolo qual è, è arrivato fino in Tasmania. Ha attraversato tutto il Nordamerica e poi la Patagonia, e tutta la Cina dove si è anche costruito una casa e una famiglia, e poi e poi… l'altra mattina da così lontano, ecco insomma ho appreso che non ci sarà più modo di salutarci. Forse è così che succede con i viaggiatori, o forse così succede a tutti noi. Borges diceva che se in fondo non ci considerassimo immortali non avremmo la forza di salutarci, perché ogni volta potrebbe essere l'ultima, però con un viaggiatore è tutto ancora più lontano, non puoi che rivolgerti al cielo, per fargli un saluto, ed è al cielo che rivolgo le mie lacrime per non potere più salutare, né rivedere gli occhi infebbrati di Giorgio Bettinelli. Così succede con i viaggiatori, se ne vanno e la loro fine resta avvolta nel mistero, poche righe amorevoli provenienti da terre lontanissime. Dicono quelle righe che ora Giorgio è in un altro freddo mondo, così come tutti noi saremo, ma con un viaggiatore la fine si fa più disarmante, perché ci pone più a contatto col mistero del nostro vivere, vederci e sparire. Forse per questo mi pare che l'unico mezzo a cui affidare  queste lacrime sia scriverne, come fosse al cielo. Brum brum amico con una chitarra  per bagaglio, a tracolla, all'antica.. e che lo spazio non ti manchi, ancora più che il tempo.

Vinicio Capossela

L'Ultima Parola di: TonyRucola a 19:29 | link | commenti |
cronaca rucola

mercoledì, 17 settembre 2008

dall'Innamorato Fisso di oggi

Ieri ho conosciuto una benzinaia di trentasei anni che ha il distributore di carburanti sullo stradone per Ancona. Mi dice: “Che lavoro fa?”. Io: “Batto su Internet”. Lei: “Sei un uomo-puttana?”. Io: “Sì, per forza, mi ha costretto da ragazzo una mia morosina e adesso non ce la faccio a trovare un altro lavoro!”. Benzinaia: “Stai qui con me, ho la casa, vivo sola, mi aiuti al distributore di benzina, ti metto in regola con i bollini, ti do 1500 euro al mese, ferie, liquidazione ecc. Tutto in regola. Io: “No, amore, sono più comodo a battere”. Lei: “Sei proprio una puttana, vattene per sempre!”.

Maurizio Milani

L'Ultima Parola di: TonyRucola a 14:51 | link | commenti |
tony in rucoland

martedì, 16 settembre 2008

Una storia parecchio onesta

Quella di Stefano Rosso, che è morto oggi a quasi 60 anni. Lo ricordo con un pezzo che mi è capitato di mettere in tante serate, di solito quelle che prendevano la piega migliore.

L'Ultima Parola di: TonyRucola a 19:21 | link | commenti |
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venerdì, 12 settembre 2008

Maestri, profeti, grandissimi

L'emarginazione deriva anche da comportamenti acquisiti da culture antichissime. Gli zingari girano il mondo da più di duemila anni, se vogliamo credere a Erodoto. Questi Rom, questo popolo libero è affetto da dromomania, cioè desiderio continuo di spostarsi. Non credo abbiano mai fatto del male a qualcuno, malgrado le strane dicerie; è vero che rubano – d'altra parte non possono rinunciare a quell'impulso primario presente nel DNA di ciascun essere umano: quello al saccheggio, di cui abbiamo avuto notizie in queste ultime amministrazioni – però non ho mai sentito dire che abbiano rubato tramite banca. Inoltre non ho mai visto una donna Rom battere un marciapiede. Girano senza portare armi; quindi se si dovesse dare un Nobel per la pace ad un popolo, quello Rom sarebbe il più indicato. (Fabrizio De Andrè, presentazione del brano Khorakhanè durante un concerto al Teatro Valli di Reggio Emilia il 6 dicembre 1997)

L'Ultima Parola di: TonyRucola a 15:39 | link | commenti |
la versione di tony

giovedì, 11 settembre 2008

Once upon in Lido York


L'Ultima Parola di: TonyRucola a 12:59 | link | commenti |
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