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venerdì, 06 febbraio 2009

L'ardua sentenza

In relazione a quanto scritto in data 20 gennaio dobbiamo comunicarvi che, oltre ogni nostra aspettativa, abbiamo ricevuto numerose reazioni e contestazioni.
In risposta alla lettera dell’avvocato Extrafallaces, legale delle famiglie De Pascalis e De Lorenzis, precisiamo che non abbiamo mai in questa sede affermato che il De Rubertis è l’ablativo di provenienza più interessante del basso Salento, ma uno degli ablativi più interessanti. Non assegnammo insomma nessun primato. Per quello esiste il “Gran Prix degli ablativi di provenienza” che, per quanto riguarda il basso Salento, si tiene a Nociglia ogni anno la seconda domenica di giugno.


A Matteo Ammazzalorso, il quale sostiene di aver avuto una conversazione decente col De Rubertis dopo l’89, e precisamente nel marzo 1993, diciamo di portare prove testimoniali che in verità mancano nella sua lettera. Non basta dire che il De Rubertis rispose: “Sì” alla richiesta: “Passami il sale”. Sarebbe utile sentire i commensali (commen-sali, haha, eheh, huhu). Ricordiamo che l’Ammazzalorso dichiara essersi verificato il fatto in una cena nella sua casa di Vitigliano in seguito alla cresima di sua cugina prima Oriana Ammazzalorso.


Più suggestiva l’obiezione di Maurizio B., benzinaio alla Q8 di Merine (per gli amici “IP di Merine”): egli argomenta che conversare è una pratica assolutamente inutile alla sopravvivenza, alla procreazione e alla conservazione degli esseri umani. Il Maurizio B., sposato e con quattro figli, afferma di non avere scambi di vedute decenti dal 1976, e nella fattispecie quando lui rispose: “Non lo so” alla domanda di suo nonno: “Dove hai nascosto la mitraglietta?”. Maurizio B. è nato nel 1970.


A quest’ultima, sensata provocazione, si potrebbe opporre l’appassionata difesa della necessità di conversare fatta da Luana Rizzo, insegnante di educazione sessuale all’Istituto Magistrale “Ilona Staller” di Andrano. La Rizzo si richiama alle concise prescrizioni del Cristo dei Vangeli, da noi già citate nello scritto del 20 gennaio, e inoltre da una esperienza che le viene dal proprio personale vissuto. La donna confessa infatti di provare un intimo, dirompente piacere dei sensi ogni qualvolta che a domanda fatta ottiene risposta appropriata. L’insegnante ricorda inoltre la lezione di Aristotele, il quale vide l’uomo come “animale sociale”. “E quindi quale socialità è data – ci chiede giustamente la Rizzo – senza conversazioni decenti?”. A noi non rimane che rispondergli con una massima di Pino Picalò
(un caso di allitterazione e di cognome ossitono fra i più significativi di Spongano): “Ai postumi l’ardua sentenza”

L'Ultima Parola di: TonyRucola a 18:21 | link | commenti |
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