TONY RUCOLA

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lunedì, 03 agosto 2009

Tunine

Alle u e le i, le mie preferite

Tunine puzzone ne sa una più del diavolo - noto puzzone anche esso. Se vi potessi parlare di Tunine, lo farei. Infatti lo sto facendo.
Innanzitutto, un poco di sano razzismo, paisani.
Perché esiste "Un sud del sud del sud dei santi", sì: quelle terre e quella gente dal sentimento meridiano tragico e mistico, ma esiste anche "un sud del sud del sud dimmerda", quel sud che ci si porta dietro come una macchia di sugo sulla camicia di lino. Come una peperonata che si ripropone, e noi di questo suo riproporsi non ne abbiamo la minima voglia.
Una macroregione senza alcun rispetto per le vocali. Esse sono percepite come segno di debolezza, di mollezza muliebre. Allora l'uomo (e la donna pure essa, che poi è un uomo che non può grattarsi le palle, la donna, e per questo fatto tiene l'invidia: ma è inutile che si fa crescere i baffi, essa non sarà mai un uomo) dicevamo l'omme, di fronte alla vocale, scappa. O tergiversa. Esso l'uomo ricorre alla parlata in codice fiscale (es.: f'ngul a m'mm't) oppure traccheggia usando un fonema polivalente e indefinito (es.: fängule a mämmete).
Una macroregione dove tutti nelle discussioni hanno raggione (una g sola è da froci: la ragione nun tiene raggione).
Tunine uomm e sostanz alla Utogrill tutti lo rispettano, forse per l'antica sagacia con cui ordina il menu ‘fatti furbo'

A Tunine non far saper
quant'è bbuone il panine con la Dreer*


Tunine furbette ha cresciuto in quelle terre dove ogni filo d'erba è a portata di pecora.
Nella tranz-umanze verso la città grande e gruosse Tunine non ha perso il suo sapore di robusta verità agricola. Perché l'uomm e sostanz tiene raggione, e per affermarla la propria raggione ci vuol ostinazione: la cape tuoste.
Tunine fetente, penza il mondo in termini di acri ed ettari da gonquisctare
Tunine onnipotente, in canotta sul trattore: il mondo lo deve ammirare: quant'è gruosse e quant'è fine, Tunine. Sbagliano, i metropolìti (sì, parossitona è la morte sua) a sottovalutare uommini comme esse. Loro praticano il dubbio e il sesso incerto. In quella confusione c'è bisogno di Tunine così come la mozzarella necessita di forchetta. La società metropolìta è una mozzarella che, se ci affondi la forchetta, invece di uscire il latte escono i guai. Questi guai uno li risolve, se si chiama Tunine ed è quell'uomo là, che abbiamo detto e mai troppo abbastanza dicemmo.

Ogni uomo comunque, ha la sua pasta. E la pasta di Tunine non c'è bisogno di dirlo qual è: una pasta tosta, incazzosa, pronta alla percossa. Esso Tunine, dopo essersi amareggiato nel sangue - per esempio quando legge gli editoriali della Gazzetta dello Sport, cosa che lo incita alla rivolta - esso deve solo trovare l'avversario, il nemico da sopraffare e avvolgere nelle mazzate che esso come uomo di pasta tosta e vindice esso dà.
Quella volta (quale volta? Quella, quella) esso Tunine ebbe visto in Vincenze detto V'ng'z il suo uomo nemico antagonista del suo essere - esso Tunine - Tunine. Quella volta Tunine forse qualcosa era andata storta e questo faceva di Tunine un uomo storto, pronto al nervosismo reale, all'espressione manesca del malessere. Esso Tunine era fermo al bar - il che non faceva di lui nessuna rarità, non solo nel suo paese, ma nella regione intera - mentre quello Vincenze accorreva verso il bar. Ecco non so cosa andò storto nello sguardo di Vincenze verso Tunine, ma va già premesso, come premessi (io), che Tunine era precedentemente stortificato. Insomma lo sguardo di Vincenze non era quello giusto e tranquille e siccome Tunine è uomm ‘e conseguenz, insomma pura meccanica di causa ed effetto Tunine nuoste, ecco si fece sentire con le ossa delle mani sulle ossa della faccia - tra l'altro spigolosa - di Vincenze. Così agì Tunine che questa spigolosità fu in Vincenze molto meno spigolosa dopo questa esperienza per lui di mazzate subite prese da Tunine tutto storto per chi sa quali insondabili motivi che forse solo a Venafro e Vinchiaturo possono capire. Noi fedeli cronisti di Tunine incazzato all'opera possiamo dire che esso è uno spettacolo anche divertente soprattutto se non sei tu ad accogliere sugli zigomi le nocche di Tunine uomo d'azione.

Abbiamo detto di Marte ma adesso dobbiamo parlare anche di Venere perché bisogna ammettere che Tunine non è affatto uomo indifferente all'ingroppare la donna soprattutto se pecora. Esso infatti viene da una terra eletta mistica molto religiosa e tradizionale, dove si inculano le pecore e si tosano le donne. Però Maria era diversa dalle altre pecore, seppur donna. Essa Maria era donna ma stranamente non provava con i baffi a rimontare le distanze che dividevano essa come donna dagli uomini come uomini. Maria aveva quel guardare imperscrutabile che hanno spesso le pecore quando aspettano di essere condotte, non importa dove. Maria si era arresa di fronte al tanto essere di Tunine. Esso Tunine già a vederlo dall'esterno sembrava molta cosa come bipede mascolino. Ma era ancora di più forte la verità di Tunine quando esso si calava i pantaloni mostrando i suoi possedimenti per la riproduzione. Quella cruda verità, quella cornucopia era per Maria quasi una cosa da sognare la notte - infatti la sognava - una promessa di felicità tutta da afferrare e tenersi stretta per sé, Maria. Si conobbero per bene senza buttare sul piatto troppe parole.

Dopo averla spremuta della femmina che era in lei Maria andava ripetutamente percossa. E questo Tunine, che era un galantuomme, lo sapeva bene. La mazzolava potente di ragioni arcaiche, torti subiti all'origine: storie di costole fottute e mai più restituite, se non in forma di pertuso con la femmina intorno. Maria, sanguinante al labbro o al naso, o in tutti e due, conosceva nella mano piombata di Tunine la giustizia che lei da tempo aspettava, in quanto donna che uomo non sarebbe mai stata, sbagliando così dal feto alla bara. Dopo aver ricevuto la giustizia, tumefatta nei connotati, Maria le piaceva proprio di sfamare il forte Tunine - il giusto Tunine - che tanto si era stancato a darle giustizia. E allora Maria la tumefatta cucinava mari e monti - e i campi coltivati a verdura che ci sono in mezzo - per il nostro Tunine dall'appetito millenario e prepolitico. E allora Tunine si sentiva che le voleva bene e la randellava fiero lì nella stanza del mangiare, per il sommo piacere di entrambi. Questo era in sintesi l'amore di Maria e Tunine, che quest'ultimo è quell'uomo là che abbiamo detto e mai troppo abbastanza dicemmo.


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L'Ultima Parola di: TonyRucola a 14:21 | link | commenti |
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